Ricette online, i veterinari: la rivoluzione ci danneggia

Tempi delle visite più lunghi, tariffe più alte, a rischio la tempestività delle cure Sarria (consulta delle professioni): «Utile solo per il controllo degli antibiotici» 

SASSARI. Dopo innumerevoli rinvii è partita ed è già polemica. Si chiama Rev, più semplicemente è la ricetta elettronica veterinaria introdotta ufficialmente dal 16 aprile scorso e già nell’occhio del ciclone della categoria. In pratica accade che il proprietario di Fufi potrà acquistare i medicinali in farmacia con un Pin (il numero identificativo della ricetta) e il suo codice fiscale. E, contrariamente a quanto consentito ai medici degli umani, i veterinari non possono più sottoscrivere ricette bianche. Questo sta creando diversi problemi nella gestione dell’attività dei professionisti ma anche per i clienti. E c’è chi accusa: il prezzo di questa rivoluzione si sta scaricando sui padroni degli animali che in qualche caso si sarebbero visti presentare un conto più alto per una visita, si parla del 10 per cento in più, da parte di alcune cliniche, proprio a causa dei tempi più lunghi che la ricettazione elettronica richiede.

«Il nuovo sistema sta effettivamente creando qualche difficoltà – spiega Andrea Sarria, veterinario e presidente della Consulta delle professioni nord Sardegna – La ricetta elettronica veterinaria oltre che per motivi fiscali nasce per tracciare gli antibiotici visto l’utilizzo “allegro” che troppo spesso se ne fa». Il fenomeno sempre crescente della nascita di batteri antibiotico-resistenti sta creando grande allarme a livello mondiale e anche la normativa Ue ha spinto per un maggiore controllo nell’uso di questi farmaci, specie nel mondo degli allevamenti.

«Una scelta giusta, ma il fatto di assoggettare a questo sistema tutti i farmaci e anche le cliniche dei piccoli animali, sorgono notevoli problemi – dice Sarria – Se per ipotesi devo ricettare un semplice gastroprotettore a un cane, prima potevo completare l’operazione in pochi secondi, mentre ora è tutto più complicato, specie se non hai una segretaria. I tempi medi per ogni cliente si allungano. Il ministero nega, affermando che occorrono uno-due minuti al massimo, i veterinari dicono che impiegano dieci minuti». Ma non ha mai sentito parlare di colleghi che aumentano le tariffe in funzione di questi disagi. «Sono voci messe in giro senza un fondamento – dice – anche se è certo che per i veterinari si tratti di una scocciatura per il tempo perso. Che qualcuno ci possa speculare non lo posso però escludere».

I problemi sono anche altri, ad esempio la facilità di connessione. «La Rev si può fare anche con tablet o smartphone – spiega – ma bisogna essere fortunati con il segnale, che deve essere ottimale. Ci sono tanti paesini nei quali non c’è copertura sufficiente, come faccio, specie nel caso che occorra intervenire con urgenza? Se mi trovo nella stalla di un piccolo centro e diagnostico una colica a un cavallo, ad esempio, il sistema non mi permette di digitare il nome del prodotto da acquistare e comunicare con la farmacia diventa impossibile».

Sarria ricorda di aver a suo tempo sostenuto la non utilità della ricettazione elettronica per tutti i farmaci, anche i non antibiotici, firmando un documento da sottoporre al ministro
insieme a un altro centinaio di colleghi: «La Grillo sembrava d’accordo, ma poi la Rev è partita nella forma attuale. Da notare che l’Italia è stata la prima ad adeguarsi alle norme Ue, subito dopo la Spagna che guarda caso ha scelto la fatturazione elettronica solo per gli antibiotici».

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