Il sindaco anti Salvini: «Userò la fascia rivoltata»

Villamar, l’amministratore indipendentista è stato bocciato dai colleghi: «Provocazione inutile»

VILLAMAR. «Porterò la fascia tricolore rivoltata in ogni occasione in cui ne sia richiesto l’uso. Fino a quando le cose cambieranno e si tornerà a porre al primo posto l’eguaglianza tra gli individui, la soluzione pacifica delle controversie, il rispetto reciproco tra popoli e tra parti politiche». È l’annuncio fatto su Facebook da Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru, comune a circa 60 km da Cagliari, in risposta a quelli che definisce «i pericoli cui ci espone la destra retriva incarnata al governo da Salvini». «Io stesso verifico i tratti illiberali e autoritari della sua politica e del suo discorso pubblico, già a proposito dei migranti – attacca il primo cittadino – Una questione che, da sindaco, continua a toccarmi molto da vicino. E su certe faccende servono poche parole: quelle che vanno al nocciolo. Ora, per me e sul piano politico, il nocciolo è che portarsi la Lega al governo della Sardegna è un errore madornale, storico, imperdonabile. Non c'è nessun fine che giustifichi una scelta del genere: nemmeno, intendo, la buona amministrazione dell'isola (ancora tutta da vedere). La macchia resta». E Onnis dice di non essere disposto a starsene «nella zona grigia, sperando che le cose siano meno gravi di quel che appaiono. Perché portarsi in Regione la Lega è come portarsi in casa un piromane: il suo mestiere è appiccare incendi. L'unico dubbio riguarda il quando e il quanto l’incendio sarà esteso». L’idea del sindaco indipendentista è suscitato l’apprezzamento di molto utenti dei social ma ha anche stimolato le repliche di altri amministratori indipendentisti come lui. Davi Corriga, sindaco di Bauladu, ha rimporverato il collega: «Indossare la fascia tricolore - ad eccezione dei matrimoni civili - non risulta mai obbligatorio, pertanto il problema del suo utilizzo, per un indipendentista, non si pone. A maggior ragione considero un errore fare un discorso sul colore del governo
di turno. Se l’Italia fosse lo Stato più democratico e inclusivo del mondo, la mia posizione sul tema non cambierebbe. Ritengo anche che utilizzare il tricolore "al contrario" sia un’azione politicamente sbagliata, una provocazione nei confronti di quanti in quel simbolo si riconoscono».

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