Giurano i 7 assessori la giunta può partire

Esecutivo al completo ma già si parla di tagliando a fine anno

CAGLIARI. Stefano Tunis di Sardegna 20Venti l’ha detto quasi subito rivolto all’opposizione: «Abbiate la prudenza di aspettare che entri in azione. Non la criticate prima». Aspettare chi? Non giudicare chi? La Giunta. Che da ventiquattr’ore è al completo, dopo il giuramento degli ultimi sei assessori. Più il consigliere-assessore Andrea Biancareddu dell’Udc, ha la delega alla Cultura, che è fedele alla Repubblica da oltre un mese, come impone il rito dell’insediamento. Gli altri, i nuovi, quelli nominati pochi giorni fa dal governatore Christian Solinas, sono stati obbligati invece a sfilare sotto il seggio più alto dell’Aula, quello del presidente del Consiglio Michele Pais, per rispondere, uno dopo l’altro, «Lo giuro». Alcuni portando la mano destra al cuore: Gabriella Murgia all’Agricoltura, scelta in tandem da Solinas e dai consiglieri regionali di Sardegna civica-Fortza Paris, e Quirico Sanna, sardista, all’Urbanistica, che però da quel momento in poi sarà fra i più indisciplinati: non ha smesso un attimo di parlare fitto con chiunque gli capitasse a tiro. Esordienti anche loro, Murgia e Sanna, come Anita Pili di Sardegna 20Venti e i leghisti Giorgio Todde, ai Trasporti, e Valeria Satta, agli Affari generali. Emozionati, tutti, ma senza darlo troppo a vedere: «Sentiamo il peso della responsabilità», diranno poco dopo sempre in fila indiana, lasciando ben poco spazio ai sentimenti. Molto più a suo agio è apparso Roberto Frongia dei Riformatori: per lui e Biancareddu è stato in effetti il giorno del «ben ritrovati» fra i banchi della Giunta, dopo averli frequentati più volte nel passato. Celebrato il primo rito, un altro è arrivato subito dopo, quello degli auguri. Solinas s’è alzato in piedi e lo stesso hanno fatto gli assessori nominati ad aprile: Giuseppe Fasolino, Forza Italia, al Bilancio, Mario Nieddu, leghista, Sanità, Gianni Chessa, sardista, Turismo, e Gianni Lampis di Fdi all’Ambiente. Fra vecchi e nuovi c’è stato l’abbraccio collettivo. Una sorta di haka, per questa squadra in uscita dallo spogliatoio e che si mette in posa, sapendo di dover giocare un campionato lungo cinque anni. Anche se all’orizzonte, entro la fine dell’anno, tutti e dodici gli assessori potrebbero essere sottoposti a un primo fatale tagliando. «Perché questa è una Giunta balneare», ha profetizzato l’opposizione. Era assente solo Alessandra Zedda, Fi, delega al Lavoro, in missione a Roma.

Dichiarazioni volanti. Anita Pili ha giustificato così il suo essere iscritta al Pd prima del tuffo carpiato nel centrodestra: «Sono rimasta molto delusa per come il mio precedente partito ha trattato male i Comuni e io sono una sindaca». Giorgio Todde ha annunciato che oggi avrà un incontro con il presidente Solinas: «Nei trasporti, sappiamo che le urgenze sono molte. Sapremo affrontarle e risolverle». Poi Roberto Frongia: «Come assessore ai Lavori pubblici, punterò soprattutto al dialogo con i Comuni». Gli altri esordienti, bene o male, avevano già dichiarato, compresa Valeria Satta. Sabato scorso, in un happening della Lega, aveva detto: «Sono orgogliosa di essere stata scelta, a suo tempo, da Forza Nuova come capolista per la Camera».

La maggioranza. Nel dibattito sulle dichiarazioni programmatiche di Solinas, il centrodestra è sceso in campo per adesso con 9 consiglieri. Altri interverranno domani, alla ripresa del confronto. Il più duro è stato Stefano Tunis, il fondatore di Sardegna 20Venti, che non s’è risparmiato nel raccontare la sua versione sul passaggio da una legislatura, in cui era all’opposizione, a un’altra in cui è al governo. «Ripartiamo dalle macerie che ci sono state lasciate dal centrosinistra e dalla giunta dei professori. C’è molto da fare, ma stavolta ho la certezza che questo Consiglio ritornerà a essere protagonista e non più relegato a comprimario come in passato. Siamo una maggioranza giovane che fa fatica a contenere anche l’esuberanza. Per questo chiedo a tutti di mettere da parte i pregiudizi e avere pazienza. I risultati arriveranno e partiranno proprio dal cuore di quel sogno disegnato dal presidente Solinas: far percepire ai sardi che potranno ritornare a essere felici». Con Emanuele Cera, Forza Italia, che dirà poco dopo: «Abbiamo l’onere di far migliorare finalmente la qualità della vita nella nostra terra». Però ad aprire le danze era stato Aldo Salaris dei Riformatori: «Ottimi gli impegni presi dal governatore sulla vertenza insularità, le accise e sugli accantonamenti. Meno sul ritorno delle Province. Non siamo d’accordo, ma ci confronteremo in maggioranza». Stefano Schirru del Psd’Az ha aggiunto: «Ci dobbiamo impegnare sin da subito a spezzare le catene della globalizzazione che hanno imprigionato la Sardegna». Poi Pierluigi Saiu della Lega: «Oggi ripensare a un nuovo Statuto, come annunciato dal governatore, è importante per puntare a un domani, molto vicino, in cui l’Autonomia della Sardegna sia finalmente vera e compiuta in una visione federalista». La leghista Annalisa Mele ha detto che bisogna partire dalla sanità: «Va rivoluzionata in fretta». Di fallimento negli ospedali ha parlato Nico Mundula di Fdi: «Rifondiamoli», la sintesi dell’intervento. Giuseppe Talanas, Forza Italia, è stato perentorio: «Sassari e Nuoro non sono in Giunta, presidente le chiedo una maggior attenzione per questi territori». Il più giovane dei consiglieri, Andrea Piras,
28 anni, leghista, ha sentenziato: «La vecchia maggioranza non ha portato nulla di buono per far crescere la mia generazione. Quella nuova deve riuscirci». Nel frattempo, il presidente del Consiglio ha fatto rimuovere una targa che dal 2009 celebrava l’Autonomia. Perché? È un mistero.

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