Per i viaggi dei malati sardi spesi 73 milioni in un anno: cifra in crescita, troppo alta

Via libera della magistratura contabile al rendiconto regionale del 2017. Per la Procura restano forti criticità concentrate soprattutto nella Sanità

CAGLIARI. Nel 2017 il servizio sanitario regionale ha speso quasi 73 milioni di euro per i viaggi della speranza, le trasferte dei malati sardi costretti a cercare nel resto d’Italia e all’estero interventi e terapie che nell’isola non sono disponibili. E’ una cifra altissima, in crescita rispetto al 2016 (66 milioni) e ancora di più in confronto al 2015 (63 milioni). Il dato è emerso nella requisitoria del procuratore regionale della Corte di Conti Antonietta Bussi, che in sessanta pagine fitte di informazioni ha fotografato il rendiconto 2017 della Regione, arrivato solo ad agosto 2018 nelle mani dei magistrati contabili dopo lunghe traversie e bocciature da parte della Corte Costituzionale. Il rendiconto ha avuto il via libera dalla Corte dei Conti: a conclusione dell’udienza di parifica il presidente uscente Francesco Petronio l’ha liquidato come regolare, entrate e uscite hanno sostanzialmente rispettato le previsioni.

Ma le criticità messe in chiaro dai numeri, soprattutto nel settore nevralgico della sanità pubblica, disegnano ombre preoccupanti che i bilanci degli anni successivi, come la stessa Corte dei Conti ha sostenuto nel corso del 2018, non sembrano aver allontanato. Scrive il procuratore Bussi riguardo alle spese per la mobilità attiva e passiva dei pazienti: «I dati sono un evidente indice di bisogni assistenziali non realizzati a livello locale o per impossibilità del servizio sanitario regionale di rispondere a specifiche richieste, come prestazioni altamente specialistiche di centri di eccellenza non presenti nel territorio o per una percezione negativa dell’offerta sanitaria». Non è certo una novità che i conti della sanità risultino in equilibrio instabile. Così, nonostante nel 2017 l’amministrazione regionale guidata da Francesco Pigliaru sia riuscita a risparmiare 41,8 milioni sui costi delle aziende sanitarie, continua a preoccupare - come scrive il procuratore Bussi - il trend della spesa farmaceutica ospedaliera e convenzionata, che non sembra promettere bene neppure al primo semestre del 2018.

Altre note dolenti riguardano la Sfirs. La Corte dei conti ha sollevato perplessità sui fondi - oltre 300 milioni di euro al 31 dicembre 2017 - assegnati dalla Regione alla propria società finanziaria per strumenti di ingegneria finanziaria a sostegno delle imprese. Le risorse, che alimentano fondi di capitale di rischio, di cogaranzia e controgaranzia e fondi per mutui, sono state gestite al di fuori della tesoreria regionale, tramite le banche. Non solo: queste partite non sono definite per legge ma affidate dagli assessorati competenti direttamente alla Sfirs come società in house. La sezione di controllo della Corte dei conti ha rilevato 149 depositi nelle banche, per una dotazione complessiva di poco più di 392 milioni di euro, di cui però risultano erogati appena 40 milioni circa: «Simili gestioni - osservano i giudici contabili - rappresentano una deroga ai principi di universalità e di annualità del bilancio, per cui occorrerebbe valutarne la conformità all'attuale quadro ordinamentale». Ora si attendono approfondimenti da parte della sezione di controllo.

Articolate e complesse le valutazioni della Corte dei Conti, illustrate alla presenza del nuovo governatore Cristian Solinas, degli assessori alla sanità Mario Nieddu e al bilancio Giuseppe Fasolino, seduti al fianco dell’ex vicepresidente Raffaele Paci e del direttore generale dell’Ats Fulvio Moirano. Secondo la magistratura contabile pesano le complesse procedure del bilancio armonizzato adottato nel 2015, l'assenza di un collegio dei revisori dei conti, la spesa sanitaria e anche la cosiddetta vertenza entrate con lo Stato, combattuta a colpi di ricorsi davanti alla Corte costituzionale e priva ancora di un'intesa sull'ammontare degli accantonamenti.

Il procuratore Bussi ha sottolineato anche i nodi delle società partecipate, dei debiti fuori bilancio e dei fondi extra bilancio che impegnano in misura consistente le risorse regionale: «In linea generale - è la conclusione della Corte dei conti - l'affidabilità del sistema contabile adottato dalla Regione non desta particolari motivi di preoccupazione».

I giudici contabili esortano la Regione a potenziare la vigilanza su enti e agenzie nella sanità e sulle società partecipate. Contrarietà è stata
espressa al ricorso ai debiti fuori bilancio: oltre 622 mila euro per sentenze esecutive, quasi 1 milione 223 mila euro per spese legali, patrocinii e consulenze tecniche, 102 milioni per acquisire beni e servizi in assenza di impegno, in gran parte riconducibili a società partecipate.

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