Il cuore grande di signora Ida, l’ostetrica dei barbaricini

Nella sua carriera lunga più di 50 anni ha fatto nascere oltre 4mila bimbi. «I bambini li riconosco anche diventati grandi. E loro riconoscono me»

NUORO. «La prima volta che ho fatto nascere un bambino è stato il 6 febbraio 1962. A Rendinara, una frazione sperduta di un paesino in provincia dell’Aquila. Nevicava, era notte, per arrivare dalla partoriente camminavamo sulla neve e io mettevo i miei piedi nelle orme di chi mi precedeva... Era un maschietto. Io non avevo nemmeno 22 anni». Quella notte di 57 anni fa è stata la prima di una lunga serie di notti – e giorni – che Ida Di Cesare Serra ha trascorso aiutando le donne a partorire. “Signora Ida”, ma anche “mamma Ida”, fino a “nonna Ida”: a Nuoro e dintorni il suo nome identifica l’ostetrica dei barbaricini. Schiere di bambine e bambini venuti al mondo con l’aiuto di questa elegante signora approdata nel capoluogo per amore e diventata un pezzo di storia della città.

Della guerra e della bambola. «Quando sono nata, il 7 marzo 1940 a Civita d’Antino, in provincia dell’Aquila, si era in piena guerra. Desideravo una bambola, ma c’erano altre urgenze. Quando finalmente qualcuno me la regalò, pensai: ecco, voglio far nascere i bambini». Tra il dire e il fare, la volontà ferrea: corso all’Aquila per ottenere il titolo, e partenza per Catanzaro, in una clinica privata per perfezionare il mestiere di far venire i bimbi al mondo. Era il 1962.

Delle foto e dei numeri. Nella sua casa di via Ragazzi del ’99, questa elegante signora, sempre impeccabile e sempre con i tacchetti, vive tra una telefonata e l’altra delle tante donne che oggi come allora chiedono consigli; le foto dell’amato marito Giorgio, mancato cinque anni fa. Tra le foto dei tre figli, ci sono anche quelle di alcuni bambini che ha fatto nascere. Pulcini appena venuti alla luce, altri accanto a fratellini disorientati. Ciucci e camici. Ma quanti sono questi bimbi, si potrà sapere? «Mai tenuto il conto. Ogni nascita è un evento, la vita non è un numero... Certo, se penso ai dieci anni di lavoro all’ospedale di Nuoro direi che lì, soltanto, almeno 4mila. In un anno ne avevamo contati 2180». A cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70, la denatalità era un concetto lontanissimo, a Nuoro.

Dell’amore e dell’inizio del mito. Ma com’è che signora Ida, dall’Abruzzo, è diventata la star delle nascita a Nuoro? «Ho incontrato mio marito, che era un atleta, all’Aquila. Faceva una gara di salto con l’asta. Ci siamo innamorati. E così, il 25 gennaio 1963, ho preso il traghetto e ho impiegato 36 ore per venire in Sardegna, perché un’altra nave da carico aveva lanciato l’Sos e il traghetto l’aveva soccorsa». E se oggi signora Ida è un mito, c’è da dire che questo mito ha una data d’inizio. «La prima bambina che ho fatto nascere e Nuoro si chiama Susanna. Era il 20 giugno 1963. Nel 2013 le avevo mandato una confezione floreale e un biglietto: “dopo 50 anni sono ancora qui. Firmato: l’ostetrica che ti ha fatto nascere”. Lei mi ha chiamato, ci siamo incontrate. Abbiamo pianto. Di gioia, s’intende».

Di chupa chupa e di tacchetti. Da allora, tolta la parentesi ospedaliera «Dieci anni», per signora Ida inizia un’avventura umana e professionale colma di amore, altruismo, responsabilità. «Arrivavo nelle case con la borsetta come quella di Mary Poppins. Se c’erano altri bambini, tiravo fuori chupa chupa e glieli regalavo. Facevo in modo che fossero coinvolti anche loro. Quanti cordoni ombelicali ho fatto tagliare ai fratellini! Mi annunciavano i tacchetti, quelli per me sono sempre stati imprescindibili». Il rassicurante rumore dei tacchi di signora Ida ha significato, per le partorienti: ehi, tranquilla, andrà tutto bene.

Della vita che non avvisa. «Tante volte, per correre a far nascere un bimbo, ho lasciato i miei familiari all’improvviso. Ma un parto può avvenire all’improvviso, e bisogna correre». Sempre lieti eventi. «Devo dire che le difficoltà ci sono state. Ma non ho mai lasciato che diventassero patologiche. L’unica vera volta che ho avuto paura è stata quando non riuscivo a far nascere un bimbo che, alla fine, era risultato di 5 chili! Se insorgevano problemi, si andava in ospedale. Sono stata fortunata», è la sua lettura del termine professionalità.

Della famiglia allargata. «Ogni volta, entrare in casa degli altri provoca un pizzico di paura. Ma sono sempre stata accolta bene». Rapporti che si rinnovano con nuove nascite. «Ho seguito anche fino alla quarta generazione. E sa cosa c’è? che questi bambini, io li riconosco anche diventati grandi. E loro mi riconoscono, mi cercano. Un po’ li sento miei». Come potrebbe essere diverso?

Dei premi. A signora Ida si ispira il personaggio – una nonna ostetrica – attorno al quale ruota il libro “Le stelle di Capo Gelsomino”, della giornalista e scrittrice Elvira Serra: sua figlia. Qualche giorno fa, a Nuoro, l’associazione Holos e il Comune hanno premiato signora Ida, una donna che ha fatto della competenza e professionalità al servizio delle donne, e dell’amore, il paradigma della sua esistenza. Cerimonia con tanti ormai ex bambini fatti nascere dall’ostetrica dei nuoresi. Si è molto riso e anche pianto, un po’ come succede nelle nascite. Si ride, si piange. Come nella vita, che mischia le carte e queste due cose insieme.

Delle nascite, oggi. «Devo che è oggi il parto è un po’ cambiato. È molto più medicalizzato. I controlli sono un bene, ma c’è più ansia ad accompagnare questi nove mesi, e questo non è un bene». Nel 2003 la chiusura ufficiale dell’attività.
Ma ancora oggi molte donne hanno in signora Ida un punto di riferimento. Per un consiglio, un suggerimento. Per scacciare l’ansia. Lei, annunciata dal rumore degli inseparabili tacchetti, continua a dispensare saggezza. Il mito signora Ida ha una data d’inizio. Ma non c’è scadenza.

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