In aula gli interrogatori dei due minorenni

Momento cruciale del processo per la morte del diciottenne Manuel Careddu

GHILARZA. Sinora sono rimasti in silenzio. Hanno atteso un’intera udienza e i dieci giorni successivi. Adesso non è più solo il tempo di tacere. Oggi arriva uno dei momenti cruciali del processo per i due minorenni imputati per l’omicidio del diciottenne di Macomer, Manuel Careddu. Il delitto del lago conoscerà oggi le voci di G.C. e C.N. che l’11 settembre dell’anno scorso, giorno in cui si compì l’esecuzione in un terreno sulle sponde del lago Omodeo, avevano appena diciassette anni. In carcere C.N. è intanto diventato maggiorenne, mentre per G.C., la ragazza del gruppo, il diciottesimo anno deve ancora arrivare.

Nel frattempo hanno di fronte a sé delle domande a cui devono dare delle risposte. L’udienza di oggi è stata infatti fissata dalla presidente Michela Capone proprio per l’interrogatorio dei due giovanissimi. Risponderanno oppure no? Le regole del processo minorile sono diverse da quelle dei processi in cui sono coinvolti maggiorenni e l’esporsi in aula all’interrogatorio potrebbe avere un peso non secondario al momento della decisione finale che difficilmente arriverà per oggi. Anche se si dovessero bruciare le tappe, sembra impensabile che in una sola udienza si riescano a concludere i due interrogatori, la requisitoria dei pubblici ministeri Anna Cau e Maria Chiara Manganiello, l’arringa degli avvocati difensori Gianfranco Siuni e Giancarlo Frongia e infine la camera di consiglio che precede il verdetto. Del resto c’è già un’udienza fissata proprio domani in cui è prevista la requisitoria, ma è chiaro che se i tempi dovessero accorciarsi è più che plausibile che già oggi i pubblici ministeri potrebbero avanzare le loro richieste di condanna. Difficile però ipotizzare che si vada oltre, anche se la scorsa udienza ha avuto una durata lunghissima. Ma era una giornata diversa, era quella in cui in aula si erano ascoltate le voci dei protagonisti del processo attraverso le intercettazioni ambientali. Si era sentita, più bassa ed esitante rispetto alle altre, anche quella di Manuel. Si erano sentite quelle di Christian Fodde, quest’ultimo imputato assieme a Riccardo Carta e Matteo Satta al processo per i maggiorenni che si aprirà a Oristano il 10 giugno e di G.C., che andando a cancellare le tracce del delitto appena commesso cantava felicemente la canzone “Amore e capoeira”, ritornello di un’estate che si stava spegnendo.

Tutto quel che ancora deve venire accadrà stamattina, in un’aula che ospiterà ancora Fabiola Balardi, madre di Manuel, e il suo avvocato Luciano Rubattu e, probabilmente,
anche Corrado Careddu, il padre del ragazzo che invece è assistito dall’avvocato Gianfrancesco Piscitelli. Presenza nuova dietro la porta che resta chiusa al pubblico. Per lui sarà il primo impatto con chi è accusato di avere ucciso il figlio. La prima volta, quella più difficile.

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