Salpata la nave araba Proposta di A Foras: stop armi a Cagliari

Una mozione antimilitarista al consiglio comunale Pili: i sauditi hanno caricato indisturbati le munizioni Rwm

CAGLIARI. Il cargo saudita Bahri Tabuk è già lontano da Cagliari, dal cui porto è salpato due notti fa col suo carico di morte: circa 6000 bombe – calcola Mauro Pili (Unidos) – destinate a perpetuare le stragi che l’Arabia Saudita sta compiendo indisturbata in Yemen. Bombe costruite nella fabbrica Rwm di Domusnovas. I pacifisti hanno provato a sollevare l’attenzione della società civile e delle autorità sull’operazione sin da quando è stato chiaro che la nave avrebbe attraccato nel capoluogo sardo per caricare le armi prodotte nell’isola per conto della tedesca Rheinmetall.

Nulla da fare: «Alcuni attivisti hanno seguito i convogli di morte per tutta la giornata – dice il Comitato riconversione Rwm – Le operazioni di carico si sono fermate solo durante il presidio all'ingresso del porto canale, per poi riprendere col favore della notte. Ancora una volta la gente della nostra isola viene coinvolta in un traffico sporco e sanguinario da industriali e politicanti senza scrupoli. Rialziamo la testa. Riprendiamoci il nostro futuro». «Gli ultimi container sono stati caricati in piena notte – dice Pili, che giorni fa lanciò l’arllarme sulla nave – Nessuno ha accertato il contenuto della nave e il suo carico, considerato che la legge italiana vieta di vendere armi a paesi in guerra».

A Foras prova un’altra strada. Il movimento antimilitarista ha organizzato per oggi a Cagliari un corteo contro l'occupazione militare dell’isola. Al termine presenterà una mozione da proporre al consiglio comunale di Cagliari, per dichiarare l'indisponibilità del territorio comunale a ospitare il transito di armi e le manovre di mezzi coinvolti nelle esercitazioni militari. Tra l’altro un rischio per la popolazione – sottolinea A Foras – Analoghe proposte verranno fatte anche a Sant'Antioco e Olbia, nei cui porti in passato sarebbero transitate armi. Se venisse approvata, certe operazioni avrebbero un ostacolo in più, oltre a quello disatteso del divieto di vendere armi a Paesi in guerra. Nel frattempo la Rheinmetall subisce attacchi
anche in patria: l’assemblea degli azionisti è stata interrotta da un blitz di 50 pacifisti che per un’ora hanno impedito la ripresa dei lavori. Sotto accusa proprio la fornitura di armi a paesi aggressori utilizzando le forniture di filiali estere per aggirare il divieto tedesco.

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