Cia: riformare la politica agricola Ue

L’organizzazione fissa le priorità in vista dell’approvazione della Pac 2020-27 

SASSARI. Cambiare la Pac per salvare l’agricoltura sarda. È quanto chiede Cia-Agricoltori italiani in un documento firmato da Alessandro Vacca e Francesco Erbì, direttore e presidente regionali. Evidenziano come in un momento di crisi economia, tensioni sociali e instabilità a livello anche continentale occorre rispondere però a una serie di sfide di portata globale: il cambiamento climatico, la scarsità di risorse naturali, l’approvvigionamento alimentare, la crisi ambientale. Le regole comunitarie sono fondamentali e la Pac (Politica agricola comunitaria, ndc) «è importante perché garantisce la sicurezza e la salubrità delle produzioni agroalimentari così come è fondamentale per i territori e per la tenuta del sistema delle imprese agricole».

Ma va riformata profondamente e alle forze politiche Cia chiede un impegno su alcuni punti, ad esempio, «il mantenimento dell’attuale livello di spesa, in termini reali e a valori costanti, all’interno del prossimo Piano pluriennale finanziario (Mff 2021-2027) e un’accelerazione nel percorso di approvazione della nuova Pac post 2020». Ma anche nuovi parametri per il sistema dei pagamenti diretti; «l’accrescimento delle politiche di sostegno all’innovazione, al mercato e all’organizzazione di filiera, favorendo l’aggregazione, creando valore e rafforzando il potere contrattuale degli agricoltori lungo la filiera».

Cia spinge anche per «il rafforzamento del politiche di gestione del rischio e di stabilizzazione del reddito, attraverso una maggiore incisività degli strumenti di intervento per i rischi di perdita di prodotto e rendendo effettivamente praticabili quelli di difesa del reddito». Occorre puntare su norme che tutelino contemporaneamente competitività, sostenibilità e territorio: le parole chiave sono innovazione, ricambio generazionale, sostenibilità delle imprese, multifunzionalità, biologico, filiere di qualità legate al territorio, diversificazione, inclusione sociale, creazione di distretti locali integrati.

Necessario però rivedere l’attuale sistema delle misure di sviluppo rurale, semplificandone le regole e i criteri di accesso e assegnando priorità alla qualità dei progetti in termini di legame tra idea imprenditoriale ed elementi territoriali.

L’assenza di rappresentanze
sarde in seno al parlamento europeo non aiuta, per questo «si pone con forza l'esigenza che tutte le istituzioni territoriali sostengano con forza l'idea di una sostanziale riforma della Pac che garantisca l'esistenza stessa delle migliaia di aziende agricole sarde». (a.palm.)

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