“Disinfetta” l’ufficio dal Pd, bufera sul leghista Giagoni

Il capogruppo salviniano pubblica la foto mentre getta nel cestino il simbolo dem. Insorge il centrosinistra: intervenga Pais. In serata l’immagine scompare dal web

CAGLIARI . Dario Giagoni, capogruppo della Lega in Consiglio regionale, lo avrebbe dovuto sapere: di Berlusconi ce n’è uno solo. Invece non curante del confronto, su Facebook s’è lanciato in una maldestra imitazione. Ha replicato quella scenetta passata alla storia dove il Cavaliere, nel 2013, in diretta televisiva, ripuliva stizzito la poltrona dove fino a poco prima era seduto «il mio nemico numero uno», Marco Travaglio. Bene, nel prendere possesso della stanza al quarto piano del Consiglio, che nella scorsa legislatura ospitava il capogruppo del Pd Pietro Cocco, Dario Giagoni ha scimmiottato Berlusconi.

La sceneggiata. In tre selfie, due però saranno ritirati in fretta e furia quasi subito, ecco Giagoni strofinare con energia la sedia del predecessore, e per farlo s’è armato di guanti in lattice, strofinaccio e qualche disinfettante di sicuro molto simile al celebre «Mister Muscolo». Poi (e qui sta la vera caduta di stile) eccolo, nel secondo selfie, prendere schifato, con due dita, il simbolo del Pd e farlo ondeggiare sul cestino della spazzatura. La terza foto, che alla fine è stata l’unica a non essere oscurata, è quella in cui Giagoni si fa immortalare soddisfatto, sorridente e con un crocifisso appeso in una parete alle sue spalle, dopo l’operazione ramazza&stofinaccio. C’è dell’altro, ed è la didascalia che, sempre l’inimitabile Giagoni, posta a corredo delle foto. Eccola testuale: ci voleva... «una bella rinfrescata e pulizia dell’ufficio, per spazzare via il passato e prepararci alle nuove sfide. Le porte del mio ufficio sono aperte a tutti i sardi». Come accennato, qualche minuto dopo l’invio sui Social, qualche amico deve aver fatto notare al capogruppo della Lega che forse aveva esagerato, e lui ha provato a fare marcia indietro. Ma nel frattempo il fermo immagine, quello delle tre foto postate insieme, l’ha inchiodato.

Un putiferio. Il Giagoni berlusconizzato, oltre a diventare ben presto virale sulla Rete, trascinandosi dietro oltre 800 like e commenti a favore e contro, ha scatenato la dura reazione del Pd. Il segretario regionale Emanuele Cani ha scritto: «Ogni commento appare superfluo. Ognuno si qualifica per il suo modo di fare e quello che fa. Stia pure tranquillo il capogruppo della Lega, i locali sono puliti da persone capaci che svolgono un decoroso lavoro e di cui però lei dimostra avere ben poco rispetto. In attesa che ci sia il pronunciamento del Tar sulla regolarità della sua lista presentate alle Regionali, sia serio e si occupi delle questioni sarde». A rincarare la dose è stato Emiliano Deiana, presidente dell’Anci e iscritto al Pd. Prima di tutto ha sollecitato l’intervento del presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, che è leghista come Giagoni, perché «all’interno delle istituzioni sia ripristinato un minimo di decoro e rispetto», poi ha puntato al bersaglio. «Mi aspetto che Giagoni formuli immediatamente le sue scuse pubbliche alle persone che ha ritenuto di offendere col suo post squalificante dal punto di vista umano, politico e istituzionale». Anche la deputata Romina Mura del Partito democratico ha replicato sempre su Facebook al capogruppo della Lega. «Bravo. Avanti così, onorevole – ha scritto con un bel po’ d’ironia –. Ma oltre a ripulire e spazzare via, sei bravo anche a ritrovare oggetti smarriti? In tal caso che dici, tu potresti dare una mano a ritrovare i 49 milioni che la Lega, il tuo partito, ha rubato agli italiani?».

L’ex assessore ai Trasporti Carlo Careddu ha citato invece Emilio Lussu e la sua “Marcia su Roma e dintorni”. «Il grave atto dimostrativo di un consigliere regionale della Lega mi riporta alla mente una lettura giovanile fondamentale, la testimonianza di un passato tragico non troppo lontano nel tempo e di
un accadimento doloroso che fu consumato proprio nella “mia” Terranova (Olbia). Ripropongo quella testimonianza per richiamare quanti vorranno a una riflessione collettiva e perché la Storia sia un monito per tutti noi e, in particolare, per chi ricopre ruoli istituzionali». (ua)

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