Ritorna la provincia Gallura, Olbia avrà anche una Asl

Il centrodestra unito sul nordest: autonomia politica e sanitaria da Sassari. Non c’è accordo sull’Ogliastra. L’assessore Sanna: ha gli abitanti di un quartiere 

CAGLIARI. Cinque Province e cinque Asl. Il centrodestra ha deciso: sarà questa la prossima mappa geo-amministrativa della Sardegna. Con la Gallura destinata ad avere, forse entro l’anno, piena autonomia sia politica che sanitaria da Sassari. Le due riforme sono ancora in bozza, ma il percorso è cominciato e presto i progetti diventeranno disegni o proposte di legge ufficiali. Sopratutto per le Province, saranno resuscitate subito dopo l’estate, con tanto di elezione diretta. Anche la riforma della sanità è a buon punto e, in questo caso, i tempi saranno ancora più stretti, stando almeno agli ultimi annunci della giunta Solinas.

Province. Per la prima volta, in Consiglio regionale, s’è capito come il centrodestra vorebbe cancellare la legge approvata dal centrosinistra nella scorsa legislatura e che ricalcava quella nazione dell’allora ministro Delrio, ma anche questa destinata a essere presto azzerata dal governo Conte. Nell’aula della commissione Riforme, presieduta da Pierluigi Saiu della Lega, è stato l’assessore agli Enti locali Quirico Sanna, sardista, a dire: «La nostra sarà una riforma che partirà dal basso, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare i Comuni e le Province nelle competenze e nelle disponibilità finanziarie. Mentre la Regione riavrà, oltre a quello legislativo, altri due ruoli chiave finora dimenticati: d’indirizzo e di controllo. In altre parole – ha aggiunto Sanna – realizzeremo quel federalismo amministrativo che abbiamo messo al centro del programma di governo». Per proseguire: «La riforme dovrà essere accompagnata da un effettivo sostegno finanziario e per questo aumenteremo i trasferimenti ai Comuni e alle Province, sfruttando semmai gran parte dei 520 milioni di fondi europei». Per il presidente Saiu: «Il cammino della riforma è cominciato a tappe forzate. Abbiamo gettato le basi per un confronto in cui coinvolgeremo i territori, per poi dare maggiore forza ai Comuni e anche restituendo dignità alle Province». Durante il confronto, l’opposizione di centrosinistra ha replicato: «Se prima però il centrodestra non ci spiega nel dettaglio la riforma complessiva della Regione, e soprattutto come pensa di realizzarla, il resto rimarranno soltanto buone intenzioni».

Nuove Province. Quella della Gallura è data per sicura da tutti, anche dal centrosinistra, oggi all’opposizione. Pare si sia ripreso dalla figuraccia di qualche mese fa, nella scorsa legislatura, quando finì per impantanarsi proprio sulla nascita della quinta Provincia, quella del Nord-Est. Invece sul ritorno di quelle dell’Ogliastra o del Sulcis è proprio il centrodestra a essere ora diviso. Dopo aver annunciato che le Unioni dei Comuni non saranno più obbligatorie, come nella vecchia legge, ma volontarie, l’assessore Sanna ha detto: «Ci sono territori – riferendosi all’Ogliastra – che hanno gli stessi abitanti di un quartiere cittadino e quindi sarebbe un’esagerazione farli diventare Province». Mentre Saiu è stato più possibilista: «Non possiamo escludere a priori le istanze che arriveranno da altre zone omogenee della Sardegna». Una è stata già presentata da Fabio Usai, consigliere regionale del Psd’Az: «Al Sulcis non può essere negato il diritto di ritornare a essere autonomo».

Sanità. Oltre alla Provincia, la Gallura avrà anche una sua Azienda sanitaria autonoma. Nella prima bozza sulla scrivania dell’assessore Mario Nieddu non era prevista, ma i consiglieri regionali di centrodestra eletti in quel collegio hanno alzato la voce. Alla fine il risultato che volevano l’avrebbero ottenuto. Lo si intuisce da una dichiarazione del capogruppo della Lega: «Il numero delle Asl seguirà quello delle Province ed è questo l’obiettivo sui cui stiamo lavorando», ha scritto Dario Giagoni. Per poi entrare nello specifico: «L’ipotesi di una Asl con gli stessi confini della provincia della Gallura sarebbe quindi la logica conseguenza di un percorso indispensabile
per rimediare alle disfunzioni dell’attuale sistema centralistico, leggi Ats, riportando la gestione nei territori». In queste ore, l’assessore Nieddu avrebbe recepito la segnalazione del suo partito e si sarebbe convinto che le Asl dovranno essere cinque e non più quattro. (ua)

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