Bufera sul dna conteso, ma c’è chi vuole riaprire il parco Genos

Lorrai è tra gli indagati nell’inchiesta della Procura. «Credo che questo patrimonio debba restare in Ogliastra»

LANUSEI. «Voglio riaprire il Parco genetico dell’Ogliastra». La richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura di Lanusei nei confronti di tredici persone per la sparizione del Dna ogliastrino non stempera l’entusiasmo di Pier Giorgio Lorrai. L’imprenditore originario di Urzulei, coinvolto nell’inchiesta sulla sottrazione di parte del genoma dei 14mila donatori in virtù del suo ruolo di presidente della società che ospitava la biobanca di Perdasdefogu, intende portare avanti il progetto di ricerca scientifica sul territorio.

Il 12 settembre prossimo dovrà comparire di fronte al gup Nicola Clivio con l’accusa di aver violato le norme sulla tutela della privacy ma la scadenza non lo impensierisce più di tanto. «Affronterò serenamente questa vicenda giudiziaria – dice Lorrai, che è difeso dall’avvocato Daniele Murru – e non intendo certo rinunciare al mio progetto. Voglio che il Parco riprenda a funzionare non solo come laboratorio di ricerca ma anche come servizio per le comunità ogliastrina».

Certo non potrà utilizzare i campioni biologici che, dopo la vendita disposta dal tribunale fallimentare di Cagliari alla multinazionale con sede londinese Tiziana Life sciences, sono ancora sotto sequestro per la nota vicenda giudiziaria scaturita dalla denuncia sulla sparizione delle provette, ma ai laboratori di Perdasdefogu sono stati tolti i sigilli.

E qui l’imprenditore intende riprendere l’attività scientifica. «Mi sto attivando per integrare le attrezzature e le componenti mancanti: i proprietari del Dna e titolari del consenso sono i donatori e ritengo che ciò che è stato fatto debba restare in zona» tiene a precisare.

Pier Luigi Lorrai attualmente risulta essere l’unico socio del Parco genetico dell’Ogliastra, società in un primo momento pubblico-privata che gestiva il laboratorio di Perdasdefogu dove ha sede la biobanca di ShardNa. Ora totalmente in mano al privato che si è attivato, cioè lo stesso Lorrai. «Abbiamo sottoscritto una convenzione con Porto Conte ricerche sul microbiota degli anziani che risiedono nei comuni di Seulo e Urzulei» dice il presidente. Nella complessa vicenda Lorrai è stato coinvolto assieme ad altre dodici persone, accusate a vario titolo di diversi reati: si va dal furto aggravato al peculato, passando per la violazione delle norme sulla privacy e per il falso materiale.

In alcuni casi si tratta di amministratori comunali come Franco Tegas, attuale sindaco di Talana difeso dall’avvocato Vito Cofano, del suo ex vicesindaco Ercole Perino (legale Roberto Pistis), dell’ex primo cittadino di Perdasdefogu Walter Mura e del suo successore Mariano Carta (tutelati rispettivamente da Francesco Serrau e Massimo Ledda). A loro è contestato il trattamento illecito di dati personali assieme agli amministratori di Longevia consiglieri di Genos, Tiziano Lazzaretti e Maurizio Caddeo.

Coinvolti nell’inchiesta sono ancora l’allora primario del reparto di oculistica del San Giovanni di Dio Maurizio Fossarello (lo difende Pier Luigi Concas), il genetista Mario Pirastu e la sua collaboratrice e dipendente del Cnr Simona Vaccargiu
(avvocato Giambattista Gallus), il commercialista Renato Macciotta (il legale è Massimo Macciotta), Maurizia Squinzi, consigliere di SharDna (difesa da Andrea Prudenzano) e il presidente del consiglio d’amministrazione della stessa società Mario Valsecchi (l’avvocato è Capiello Valli).

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