Podda targato Granarolo, ma ad alto tasso di sardità

Caseificio di Sestu in salute a 7 anni dall’acquisto da parte del gruppo bolognese. Il nuovo direttore Alberi: «L’isola è un brand che vogliamo sfruttare sempre più»

SESTU. Le confezioni del latte, con il nuraghe e i quattro mori, e degli altri prodotti Podda si vedono e si vendono anche dopo lo storico ingresso in orbita Granarolo di 7 anni fa. Ma, sempre con quel marchio, si vedranno (e si venderanno) ancora di più. In Italia e all'estero. Questa sarà la strategia. Perché Podda significa Sardegna. «E la Sardegna è un posto – spiega il neodirettore dello stabilimento di Sestu, Gianfranco Alberi – che, una volta visto o conosciuto, non si dimentica più: ci sono dei gusti, degli odori e dei saporiti che rimangono impressi nella memoria».



Un pezzo di storia. Insomma Sardegna brand che piace e che cresce. Come insegnano gli spot della birra Ichnusa, gruppo Heineken. E quello sarà in qualche modo il modello per la Casearia Podda, la newco costituita nel 2012 con l'acquisizione del 65% delle quote da parte del gruppo bolognese. Il cuore è sempre lo storico stabilimento di Sestu, a due passi da Cagliari. Un pezzo di storia: tante generazioni di studenti del Cagliaritano hanno assaggiato yogurt e formaggio nelle gite scolastiche. Un pezzo importante di economia della Sardegna, dove il nome Podda è associato da sempre a quello del mitico fondatore, Ferruccio Podda, scomparso nel 2014, all'età di ottantotto anni. Quando si va al bancone dei formaggi uno delle richieste più gettonate è sempre quella, in tutti i market e super market: rigatino Podda.

Un classico. È proprio il Classico stagionato il formaggio più venduto della marca Podda. È un formaggio di latte misto frutto della combinazione di latte di alta qualità vaccino e latte intero ovino 100% sardo a cui vengono aggiunti caglio di vitello, fermenti lattici naturali e sale. Stagionatura di almeno cinque mesi alle temperature di cantina. «E rimarchiamo il concetto – spiega il direttore – tutto è realizzato con latte solo sardo». Ma lo stesso direttore si sente un po' sardo. «Ho vissuto tanti anni nell'isola – ricorda – Ho fatto le scuole superiori a Nuoro. Ho trascorso un bellissimo periodo in Sardegna e ho degli splendidi ricordi. Anche per questo ho accettato molto volentieri questa sfida». E il programma è chiaro: «Vedrete che in questi mesi tireremo fuori tutta la sardità dell'azienda Podda – assicura – Vorrei trasmettere in maniera importante e precisa che il latte è sardo e che i prodotti li facciamo in Sardegna. Anzi lo sforzo che dobbiamo fare, oltre quello di vendere i prodotti nel territorio di appartenenza, è quello di portare in altri territori questo marchio così importante. Al consumatore sardo vorrei dire che questi prodotti stanno avendo ottime performance anche fuori dalla sua isola».

I mercati internazionali. Podda è già presente (pecorini più caprini) in Francia, Regno Unito, Paesi Baltici, Svizzera, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile ed Emirati Arabi. Sono i primi giorni di lavoro a Sestu. Ma per Alberi le condizioni per fare bene ci sono tutte. «Un’ottima situazione di partenza. Abbiamo ereditato da Podda e poi gestito noi dei buoni rapporti con gli allevatori». I numeri? «Mediamente – spiega ricordando e snocciolando i dati a memoria – noi lavoriamo circa ottocento quintali di latte al giorno, cinquecento di capra, duecento di mucca e cento di pecora. Questi generano un centinaio di quintali di formaggi, sei di yogurt e una trentina di latte fresco. Questi sono i numeri della produzione. Abbiamo una sessantina di persone all'interno dello stabilimento di Sestu e venti camioncini che vanno in giro per l'isola per la distribuzione dei prodotti. Siamo naturalmente anche nella grande distribuzione». Senza dimenticare anche i trenta quintali di ricotta alla settimana. Altri dati: sono circa centocinquanta gli allevatori sardi che conferiscono il latte allo stabilimento mentre sono circa duemilacinquecento i punti di consegna.

Fuori dalla tensione. Un incarico, quello di Alberi, che arriva a pochi mesi dalla storiche battaglie del latte versato. Con la vertenza comunque sempre aperta, però. «Fortunatamente non siamo stati coinvolti negli episodi più gravi – racconta – abbiamo sempre guardato con rispetto a questa protesta per un problema importante. Detto ciò, mi sembra di capire che la situazione si sia nel frattempo normalizzata. Questa almeno sembra, con le dovute cautele del caso, la tendenza. Ho avuto modo di parlare anche con altre aziende e la situazione sembra si stia incanalando verso una generale condivisione delle problematiche. Attualmente il clima sembra tranquillo. Io stesso mi sveglio molto presto e ho modo di parlare con chi, dalle 4.30 alle 8.30, porta il latte allo stabilimento. Non mi vengono riferite, in queste chiacchierate, situazioni di tensione».

L’azienda madre. Immancabile la benedizione dai vertici dell'azienda. «Abbiamo chiesto a Gianfranco Alberi- spiega il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari – una persona di esperienza, con noi da oltre 30 anni – di portare avanti in qualità di direttore il Caseificio Podda di Sestu, dove abbiamo concentrato le produzioni di formaggi di pecora e di capra del Gruppo. Siamo felici abbia deciso di accettare la sfida e di tornare in Sardegna dopo tanti anni, al fianco avrà persone che il caseificio lo hanno fatto crescere e potrà contare su collaboratori capaci e competenti. A Gianfranco Alberi i nostri auguri di buon lavoro, nella certezza che saprà costruire rapporti umani e commerciali positivi nello stile che ha fatto grande Granarolo in Italia e, oggi, nel mondo».
 

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