Interesse pubblico, niente tassa sul gay pride

Il Tar e il nuovo sindaco Truzzu sospendono la richiesta di rimborso delle spese della polizia urbana

CAGLIARI. Il Gay Pride è una manifestazione d’interesse pubblico. Per di più chi organizza non guadagna un centesimo, non c’è lucro e non c’è alcun vantaggio privato. L’ha stabilito il presidente del Tar Dante D’Alessio con un decreto monocratico a carattere d’urgenza, che avrà seguito nella decisione sul merito fissata per il 31 luglio, quando i giudici in composizione collegiale tratteranno la questione in camera di consiglio. Accolto dunque il ricorso presentato per l’associazione culturale e di volontariato Arc Onlus dall’avvocata Giulia Andreozzi:, il massimo magistrato amministrativo dell’isola ha sospeso in via cautelare la richiesta della Polizia urbana di rimborso spese per 7500 euro, una richiesta legata alla legge nazionale 96 del 21 giugno 2017 che mette a carico del privato, promotore o organizzatore di un evento, le spese relative all’impiego del personale della polizia locale per la «sicurezza e la fluidità della circolazione nel territorio dell’ente» in modo che - è scritto - non gravino sul bilancio comunale «oneri di spesa legati al servizi di polizia municipale attivati in seguito a richieste di privati». La decisione del Tar, che tecnicamente non è definitiva, è arrivata ieri mattina in contemporanea con l’intervento del neosindaco Paolo Truzzu, che aveva annunciato lo stop alla richiesta di rimborso con motivazioni analoghe. Nel frattempo l’Onlus che organizza la manifestazione del prossimo 6 luglio - a leggere numerosi post su Facebook - aveva già raccolto circa diecimila euro tra i cittadini, come dire che il Gay Pride 2019 non ha mai corso il rischio di essere annullato.

La motivazione contenuta nel decreto monocratico è chiarissima. Scrive il giudice: «Considerato che, ad un primo sommario esame, la citata disposizione (la legge 96, ndr) che pone a carico degli organizzatori i costi per la polizia locale sembra dover trovare applicazione nei casi in cui tali servizi riguardino eventi, organizzati da privati, che prevedono un lucro per i soggetti organizzatori e per i quali vi è assenza di un interesse pubblico rilevante» e che «anche nella nota interpretativa approvata dalla Conferenza unificata Stato-Città il 26 luglio 2018 viene chiarito che si deve fare riferimento alle manifestazioni organizzate da soggetti privati che sono prive di interesse pubblico e che perseguono finalità lucrative» il Gay Pride non ha alcun fine di lucro e quindi «il ricorso - scrive il giudice D’Alessio - non risulta sprovvisto di possibili elementi di fondatezza in relazione alla rilevanza pubblica della manifestazione e all’assenza di fini
di lucro per gli organizzatori». In altre parole: i costi del personale pubblico impegnato per esempio per i recenti concerti di Vasco Rossi dev’essere rimborsato all’amministrazione comunale, il Gay Pride no, perchè nessuno guadagna un soldo e l’interesse per l’appuntamento è diffuso.

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