Olimpiadi, Uras: "Un'occasione perduta per la Sardegna e il sud d'Italia"

Il presidente di Campo Progressista Sardegna plaude alla qualità delle proposte di Milano e Cortina ma ricorda che in lizza per i Giochi estivi del 2024 c'erano Roma e Cagliari, quest'ultima apprezzato campo di gara per le regate veliche

CAGLIARI. "Olimpiadi invernali, tutti contenti. Roma 2024 una occasione perduta per lo sviluppo in Sardegna e nel Sud d'Italia.

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Così Luciano Uras, presidente di Campo Progressista Sardegna: “Si può sopportare tutto, fuorché l’insopportabile. Ovvero dimenticare la verità. In queste ore si festeggiano le designazioni di Milano/Cortina per le prossime Olimpiadi Invernali del 2026. Un grande evento che porta con se politiche di investimento per costruzione e ammodernamento di impianti sportivi, strutture ricettive, reti di trasporto e comunicazione, servizi generali di supporto. E’ certamente un risultato frutto della capacità degli amministratori locali dei territori interessati e del sistema Coni e dello sport italiano. La proposta olimpica di Milano e Cortina è iniziata il 29 settembre 2017, quando altre 6 candidature di altrettanti paesi sono state presentate. Ha certamente giocato a favore del buon esito la qualità della proposta e la convergenza politico/istituzionale ottimamente rappresentata dalla voce del Presidente della Repubblica. Tutti sono soddisfatti, anche noi. Si sarebbe potuto festeggiare anche per l’assegnazione delle olimpiadi a Roma 2024, un evento che avrebbe interessato diversi parti del territorio nazionale, diverse città anche del mezzogiorno, anche Cagliari, grazie all'amministrazione Zedda era candidata ad ospitare il campo di regata per diverse gare. Ma così non è stato. Inutile richiamare le responsabilità politiche, si conoscono".

"Vale solo fare una considerazione generale che riguarda la rilevanza di eventi importanti di cultura e di pace come le Olimpiadi, anche sul piano economico, occupazionale e sociale. Il mezzogiorno d’Italia e la Sardegna - continua Uras - sono li, esclusi da queste grandi occasioni, immersi nel Mediterraneo dei conflitti e delle discriminazioni razziali, inarrivabili per l’assenza di infrastrutture e sistemi di trasporto efficienti e accessibili a tutti, sottoposti a sistematici tentativi di colonizzazione culturale ed economica, privati delle possibilità di un pieno e sostenibile sviluppo civile, sociale ed economico. Su questo stato di cose va fatta una riflessione vera. Riguarda tutti noi e in particolare chi esercita responsabilità politiche e di governo. Chiediamoci che fine abbiano fatto le politiche meridionaliste e quelle di riequilibrio territoriale, dove siano finiti i programmi di sviluppo e scambio euro-mediterraneo, dove siano stati sepolti i progetti di rinascita economica e produttiva del mezzogiorno d’Italia e della Sardegna. Chiediamoci a chi giova relegare questa parte del paese all’assistenza permanente e privarla della dignità del lavoro e del progresso. “

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