Sfila l’isola dei diritti gay in 35mila per il Pride

Ad aprire il serpentone di carri e manifestanti la madrina Michela Murgia Messaggi contro Salvini. Nel corteo l’ex sindaco Zedda e il segretario del Pd Cani

CAGLIARI. Un arcobaleno su Cagliari. Dalla vecchia periferia ora diventata centro al cuore della città, in piazza Yenne. Forse mezzo secolo fa, quando a San Benedetto iniziavano a sorgere i primi palazzoni e il capoluogo era tutto nei quartieri storici, una cosa così non sarebbe mai potuta succedere. Altri tempi, altra mentalità.

Ieri, per difendere i diritti di gay, lesbiche, transessuali, intersessuali, erano - numeri forniti dagli organizzatori - 35mila. In strada non solo il mondo Lgbt: il Sardegna pride, ieri all’edizione numero otto, ormai sta diventando sempre più, ogni anno che passa, una marcia per il rispetto di tutti i diritti. E un avvertimento a chi vuole che questi diritti non esistano. Michela Murgia, madrina del Pride, ha parlato dal primo dei cinque carri del corteo prima dell'inizio del cammino. Ieri mattina era a Gavoi per il festival di letteratura. E ha portato il saluto e l'appoggio di tutti gli scrittori presenti alla rassegna. Poi ha raccontato un aneddoto in sardo. «Stamattina- ha iniziato- mi hanno detto: che bella questa cosa che fai per i gay. Ma io questa cosa lo faccio per me, per i miei figli e per tutti». Applausi. «I diritti sono sempre diritti di tutti - ha continuato - è finito il tempo in cui ci dividevano e ci dividevamo. C’è un sistema che vuole annichilire le differenze. Non credete a chi dice che ormai abbiamo ottenuto tutto. Qualcosa è cambiato, vero, la situazione non è quella di decenni fa. Ma è altrettanto vero che non esistono diritti acquisiti, ma diritti che siamo in grado di difendere. Per questo scendere in piazza è importante sino a quando il clima politico continuerà a essere questo. Ci distraiamo un attimo e ci portano via tutto. A tutti. La lotta continua. Nessuno può vincere un popolo unito, allegro e combattivo». E a quel punto il portavoce dell'Arc Carlo Cotza ha dato il fischio di avvio per far muovere i carri. O meglio ha gridato lo slogan della edizione 2019: «Noi siamo ovunque, ovunque siamo». Ad aprire il serpentone proprio Michela Murgia, a piedi dietro lo striscione con il grido di battaglia di quest'anno ripetuto anche in sardo: semus in totue, in totue semus. Poi un primo cartello in qualche modo emblematico: l'amore è uguale per tutti. A seguire gli striscioni delle associazioni e dei movimenti a sostegno della manifestazione: famiglie arcobaleno, associazione nazionale partigiani, Amnesty, Emergency, ordine degli psicologi, Lila, Chiesa battista. E altri. Quindi l'inizio della festa con i tamburi. E la musica a tutto volume dai carri. Con l'immancabile “Ymca” dei Village People. Ma anche con gli Abba di Dancing Queen e con l'elettronica Don't go degli Yazoo. Tutti i partecipanti coloratissimi: arcobaleno sul viso, sulle coroncine in testa e sulle borsette. Molta ironia nei messaggi scritti ed esibiti con le mani in alto. Con qualche riferimento alla politica. Ad esempio con i cartelli “più bacini, meno Salvini”. E con qualche altra frecciatina alla Lega e al suo leader. Per il resto una grande festa in strada con un obiettivo: ribadire l’importanza della tutela di gay, lesbiche, transgender eccetera. E, ampliando il discorso, un invito a essere se stessi, anche se ritenuti diversi. Il corteo ha imboccato via Dante e attraversato il centro della città sino a piazza Yenne. Tra i partecipanti alla manifestazione non è stato avvistato il sindaco Paolo Truzzu ma c’erano molti consiglieri comunali del centrosinistra,
l'ex sindaco– ora consigliere regionale – Massimo Zedda, il segretario regionale del Pd Emanuele Cani. Chiusura serale sotto la statua di Carlo Felice. Ma poi coda notturna al Poetto: ospite Viola Valentino, la cantante che nel 1979 scaló le classifiche con la hit "Comprami".

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