Dalla porta alla campagna, l’ex numero 1 è il re del mirto

Antonio Castelli ha abbandonato il calcio per produrre il liquore tipico dell’isola. Dopo l’avventura con Cagliari e Reggina in serie A ora colleziona riconoscimenti 

OLBIA. Ti parla di coltivazioni e terrazzamenti con la competenza di un agronomo. Antonio Castelli ha studiato le leggi della natura e dalle bacche del suo mirto tira fuori un liquore che si vende solo in Costa Smeralda e dintorni.

Eppure fino a qualche tempo fa la sua immagine era totalmente diversa: guanti, pantaloncini e il numero 1 incollato sulla schiena. Per anni ha difeso la porta di importanti squadre di serie C. A inizio carriera è stato anche il terzo portiere del Cagliari e della Reggina, in serie A. Poi la decisione di appendere gli scarpini al chiodo e il difficile momento di progettare il futuro fuori dal campo. «Finché giochi te la passi bene, il problema nasce quando decidi di smettere. È lì che ti rendi conto di non sapere nulla del mondo del lavoro – racconta -. Pian piano, però, ho maturato la decisione di tornare alla terra. Mio nonno faceva il pastore e la campagna mi è sempre piaciuta». Agli animali Antonio Castelli ha preferito le piante. Sfidando una concorrenza spietata l’ex calciatore ha inventato il Mirto Sannai. Oggi i suoi prodotti sono talmente buoni e profumati da non lasciare indifferenti neanche gli astemi. La sua prima tifosa si chiama Jenny Barazza, sua moglie, per anni pilastro della nazionale azzurra di pallavolo, una che nel palmarès si ritrova tre scudetti, tre Champions league, tre Coppe Italia, due Supercoppe, una Coppa del mondo e un campionato europeo.

Dal calcio alla terra. Antonio Castelli, classe 1980, è di Bitti. Ma adesso è Olbia la sua nuova casa. Il presente e il futuro si chiamano Mirto Sannai. In un bel fazzoletto di terra a nord della città, in una località che dà il nome all’etichetta, ha creato il suo piccolo grande mondo. Una casa, un laboratorio e uno spazio per la coltivazione. «Ho avuto due infortuni gravi. Uno nel 2008, quando ho poi conosciuto Jenny in riabilitazione, e un altro nel 2012. I soldi che mi offrivano erano sempre di meno. Avevamo già una bambina e, dopo alcune valutazioni, ho smesso – racconta Castelli -. Quindi ho dovuto ricominciare da zero. Mi sono formato e ho puntato sul mirto. Sono partito dalla fine, cioè dalla vendita. Perché il vero problema non è produrre, ma vendere. Mi sono chiesto: perché dovrebbero comprare il mio mirto quando ce ne sono tanti altri?». Così per due anni Antonio Castelli ha seguito un master in marketing e valorizzazione del made in Italy nel mondo, a Conegliano. «Nel frattempo ho cominciato a piantare – prosegue l’ex portiere -. La prima piantagione è andata male. Ho capito che non era così semplice. Per questo cose ci vuole tempo e bisogna sbatterci la testa. Alla fine, però, i risultati sono arrivati».

Un capolavoro di mirto. In località Sannai, un posto che dall’alto domina un pezzo del golfo di Cugnana, i monti di Cabu Abbas e Capo Figari, Antonio Castelli ha dato forma alla sua passione. Tutto è curato nei minimi dettagli. A furia di provare, sbagliare e riprovare ha raggiunto un equilibrio perfetto. «Inizialmente i numeri mi davano perdente. Il mercato del mirto è saturo, le aziende sono tantissime – spiega Castelli -. Quindi per entrare nel mercato ho cercato di creare un qualcosa di diverso, puntando sulla qualità più estrema. Dalla materia prima agli ingredienti fino al metodo di produzione, che è assolutamente artigianale». I prezzi sono lievitati e il raggio d’azione si è ridotto, ma nel mercato che si è creato il Mirto Sannai ora ha la sua importanza. L’etichetta, lanciata nel 2015, ha fatto il suo ingresso in Eataly solo un anno più tardi e nel giro di poco tempo ha portato a casa importanti premi. In Sardegna Castelli lavora con una ventina di hotel e ristoranti solo nella zona della Costa Smeralda e solo nel periodo estivo. Le varianti sono quattro: mirto di bacche, mirto di bacche e foglie, mirto e miele e mirto bianco. La produzione supera invece le 3mila bottiglie l’anno. Per ogni prodotto l’ex portiere propone un determinato abbinamento, dalla carne al pesce fino alla frutta. Come si fa con il vino.

Agricoltura e balentìa. Castelli è mosso da una smisurata passione. «Per me questo non è un business. In tutto questo io ci ricavo uno stipendio, perché i costi di produzione sono molto alti – confessa l’ex portiere–-. Ma questo progetto, per me, è una balentìa. È un qualcosa che mi dà gratifica enormemente». Nel suo terreno in località Sannai, Antonio Castelli ha organizzato ogni spazio. Il laboratorio è artigianale e si trova al fresco, sottoterra. Al suo interno neanche un macchinario. Anche le etichette sono incollate a mano. Poi ci sono le piante di mirto, disposte lungo i terrazzamenti che lo stesso Castelli ha realizzato per ingannare l’inclinazione del terreno.

Famiglia di sportivi. L’ex calciatore, che in serie C ha indossato soprattutto le maglie di Gela, Foggia e Trapani, è sostenuto in tutto e per tutto dalla moglie Jenny Barazza, dalla quale ha avuto una bambina di nome Luisa. La fortissima centrale veneta, ex Bergamo e Imoco Conegliano, si è trasferita in Sardegna per amore. Adesso l’ex azzurra di volley milita nell’Hermaea, squadra olbiese di A2, e nel frattempo si è anche appassionata alla vita di campagna e alla produzione del mirto. «La passione di Antonio va oltre ogni cosa – racconta Jenny Barazza –. E io lo supporto e sono

molto orgogliosa del suo lavoro. Io e Luisa siamo le sue prime fan». Quando arriverà il momento di dire addio al campo da gioco, Jenny Barazza rimarrà nel settore della pallavolo: «Il mio destino è quello. Mi piacerebbe aiutare il movimento in Sardegna, che ha delle grandissime potenzialità».

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