Lanusei, ultrasuoni contro il cancro: chiesto il rinvio a giudizio

Per la procura il medico deve rispondere di omicidio volontario e truffa

LANUSEI. Era finita nel mirino della Procura di Lanusei con accuse da brivido: omicidio volontario, circonvenzione di incapace, truffa aggravata e lesioni colposi. Per il medico estetico di Tertenia Alba Veronica Puddu, che sosteneva di poter curare i tumori con gli ultrasuoni, nei giorni scorsi è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio.

A formularla, il 3 luglio scorso, Gualtiero Battisti, sostituto in forze alla Procura ogliastrina che ha avviato l’indagine nel novembre del 2017, subito dopo la clamorosa denuncia della trasmissione televisiva “Le Iene”. Lo ha fatto davanti alla Corte d’assise di Cagliari , competente per il reato più grave (omicidio volontario) tra quelli contestati alla dottoressa ogliastrina, e al Tribunale di Lanusei. «I tempi dell’indagine sono stati necessariamente lunghi – spiega Biagio Mazzeo, a capo dell’ufficio giudiziario ogliastrino –, perché si è resa necessaria una consulenza medico legale collegiale. Questo al fine di fugare ogni dubbio circa la natura e l’efficacia dei trattamenti terapeutici che la dottoressa Puddu somministrava ai propri pazienti». In particolare la richiesta di rinvio a giudizio riguarda sette capi d’imputazione: si parte con l’accusa di omicidio doloso ai danni di un uomo ammalato di tumore, deceduto nello studio della dottoressa ad aprile del 2017. Altri capi d’imputazione riguardano tre circonvenzioni di incapaci, tra i quali lo stesso paziente oncologico. Secondo l’accusa, Puddu nel corso del 2017 avrebbe ripetuto ai suoi tre pazienti che con le sue “cure” li avrebbe guariti dai tumori di cui erano effettivamente malati. Il quadro, secondo la ricostruzione della Procura, è da considerarsi ancora più grave perché la dottoressa li convinse ad abbandonare il protocollo ordinario per sottoporsi alle cure alternative, cure che venivano praticate con strumenti ad ultrasuoni utilizzati prevalentemente in medicina estetica e dietro pagamento di laute parcelle. Alla professionista viene contestata anche la truffa aggravata ai danni di padre e figlio. I due si erano presentati in ambulatorio su segnalazione di alcuni conoscenti e la professionista avrebbe diagnosticato al padre, utilizzando solo un ecografo, una gravissima forma tumorale al pancreas del tutto inesistente. Al malcapitato paziente avrebbe anche promesso la guarigione, ancora una volta attraverso gli ultrasuoni. Al ragazzo, che all’epoca dei fatti era minorenne e già soffriva di una brutta malattia avrebbe diagnosticato altre due patologie gravi. E promesso la guarigione.

Un’altra accusa di truffa aggravata riguarda un comportamento analogo tenuto nei confronti di madre e figlia. C’è infine l’accusa di lesioni colpose aggravate: in questo caso avrebbe asportato a una giovane donna un tatuaggio sulla mano, senza praticare punti di sutura. L’ operazione eseguita con il bistri avrebbe provocato un’infezione. La Procura che ha affidato a due professori, il medico legale Marco Di Paolo dell’Università di Pisa e l’oncologo Pierfranco Conte dell’Istituto Oncologico Veneto di Padova, una dettagliata consulenza non ha proceduto, invece, per altri due decessi ritenuti in un primo tempo sospetti. «Resta accertato – conclude Mazzeo – che i cicli di “cure” praticati ai pazienti fossero del tutto inutili per curare le malattie
oncologiche, così come tutte le altre malattie». Le indagini comunque non sono concluse. Al vaglio della magistratura, in attesa della data dell’udienza preliminare, stanno passando altri episodi mentre ulteriori sviluppi sono attesi dall’incidente probatorio attualmente in corso.

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