I segreti di Mont’e Prama svelati dai file del georadar

Il geofisico Ranieri ha mostrato i risultati delle ricognizioni effettuate nel 2014. Molte delle 60mila anomalie sono in un terreno in cui è stata piantata una vigna

RIOLA SARDO . Quale futuro si prospetta per l’area archeologica di Mont’e Prama? Alla domanda, più che lecita visto il silenzio calato sul sito da oltre un anno, pare che nessuno, Soprintendenza in primis, abbia intenzione di rispondere. A spezzare il silenzio ci ha provato il geofisico Gaetano Ranieri, autore, insieme all’archeologo Raimondo Zucca, di un progetto finanziato dalla Fondazione di Sardegna e dall’assessorato regionale alla Cultura, che prevedeva l’utilizzo del Georadar. Ranieri, nelle sale del Parco dei Suoni, ha mostrato al pubblico la grande quantità di documenti cartografici originati dall’indagine, eseguita con il georadar su gran parte della collina di Mont’e Prama.

Lo strumento ha setacciato decine di ettari, rilevando oltre 60mila anomalie, ben evidenziate dalle carte commentate dallo studioso. Si vedevano distintamente corpi di varie dimensioni, squadrati e tondeggianti, linee orizzontali e verticali precise e perfino una struttura che poi si è rivelata una statua con la testa ancora attaccata al busto. Tutto ben evidenziato da una scala cromatica che metteva in rilievo le anomalie nel sottosuolo. Immagini che hanno alimentato la curiosità e stimolato le domande del pubblico. Ranieri però non ha mai affermato che ad ogni anomalia corrispondesse un reperto: «Per sapere di cosa si tratta – ha osservato – occorre indagare».

Gli scavi, però, non dovrebbero riprendere in tempi brevi. Prima occorre provvedere a espropriare i terreni confinanti con l’area da indagare. E dove, nel 2013, è passato il georadar che ha rilevato la presenza delle anomalie mostrate da Ranieri, nel 2015 è stato impiantato un vigneto: oltre sette ettari coltivati a Vernaccia, Vermentino, Nieddera e Cannonau più altri 2 ettari e mezzo di piante madri per legno americano, cioè: portainnesto per la vite. Circa 11.500 viti, gran parte delle quali innestate e già in produzione. Eppure le ricerche effettuate da Gaetano Ranieri (primo studioso a utilizzare il georadar nell’esplorazione sistematica del sottosuolo) e dall’archeologo Raimondo Zucca, rivelarono fin da subito che in quel terreno sarebbe stato opportuno approfondire le ricerche.

I risultati delle indagini, verificate e georeferenziate, infatti vennero consegnati ai finanziatori del progetto e alla soprintendenza, che concesse le autorizzazioni per l’impianto del vigneto. A questo punto l’auspicio di tutti è che chi deve provvedere a formalizzare gli espropri, pagando il giusto al legittimo proprietario, lo faccia quanto prima e che gli scavi riprendano. La collina di Mont’e Prama potrebbe davvero rappresentare la scoperta archeologica più importante del secolo, come è stato affermato più volte dagli stessi studiosi che fin dal 1974, dopo il rinvenimento del primo frammento di statua da parte del contadino Battista Meli, indagarono nel sito, riportando alla luce le statue dei guerrieri, dei pugilatori e degli arcieri e molti altri importantissimi reperti, datati tra l’XI e l’VIII secolo a. C.

Nello stesso periodo, a Xi’an, in Cina, Yang Zhifa,

anche lui un contadino, mentre scavava un pozzo rinvenne le prime statue dei soldati terracotta. Da allora Xi’an ogni anno è meta di milioni di visitatori. A Mont’e Prama, invece, i turisti si devono accontentare di guardarlo da dietro le maglie di una rete di recinzione.
 

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