L’avvocato: Fodde ha ucciso per non perdere la ragazza

Schintu: «Condanna all’ergastolo ingiusta, non considera età e pentimento»

GHILARZA. «Condannare all’ergastolo un ragazzo di 19 anni è sbagliato. È stata una risposta da parte dello Stato di medioevale memoria che contrasta con l’articolo 27 della Costituzione, la quale sancisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Una settimana dopo la sentenza di condanna alla detenzione a vita di Christian Fodde il suo avvocato, Aurelio Schintu, chiama a raccolta i giornalisti. Ieri pomeriggio il legale del giovane condannato (assieme ai suoi complici) per l’assassinio di Manuel Careddu, dal suo ufficio a poche decine di metri dall’ospedale Delogu, decide finalmente di commentare la sentenza che definisce «ingiusta». Rincara la dose quando afferma: «Mi dissocio dai colleghi che hanno commentato come giusta una sentenza che invece, a mio parere, non ha tenuto conto della giovane età dell’imputato, della sua immaturità, del suo pentimento, che è reale».

L’interpretazione del legale che annuncia ricorso in appello, lega agli aspetti emotivi che avrebbero portato Christian Fodde ad uccidere. «Non ha ucciso per denaro, ma per la paura di perdere per sempre la sua fidanzata (G.C., diciassettenne, condannata a 16 anni dal tribunale dei minori assieme a C.N., 18 anni compiuti in carcere, n.d.c.) alla quale era legato indissolubilmente da due anni. Fodde – ha detto ancora Schintu – era terrorizzato. Sentiva la minaccia di Manuel Careddu, che era pronto ad andare dai genitori della ragazza per farsi dare i soldi, 400 euro, della droga che lei ancora non aveva pagato». Paura che, secondo il legale, era amplificata dagli stupefacenti che il giovane aveva assunto anche il giorno del delitto: «Era sotto l’effetto della ketamina quando ammazzò Manuel Careddu: come ha stabilito il nostro perito, quella sostanza aveva ampliato la paura che era stato il motivo scatenante del senso di rabbia. A quel punto, nella sua mente dominava un’unica idea: uccidere».

C’è un aspetto del quale, secondo il legale, la giudice Silvia Palmas (che ha condannato gli altri complici maggiorenni del delitto, Riccardo Carta, a 30 anni di reclusione, 16 per Matteo Satta) non avrebbe tenuto adeguatamente in conto: il pentimento. «Fodde ha collaborato: è stato l’unico a confessare e spontaneamente ha accompagnato gli inquirenti sul luogo del delitto – ha detto – Una confessione che non ha mai ritrattato e si è pentito di quello che ha fatto: un pentimento sincero».

Il legale poi riprende a parlare del ricorso in appello: «Farò tutto il possibile perché quella sentenza, venga cambiata». Schintu annuncia che verrà richiesta una nuova perizia psichiatrica per il suo assistito.

«Con il collega Angelo Merlini abbiamo da subito detto che l’ergastolo è una pena eccessiva e abbiamo contestato le aggravanti delle quali, invece la giudice ha tenuto conto». L’avvocato Schintu, parla delle condizioni del suo giovane cliente, ora, detenuto nel carcere di Uta. «Non si dà pace, mi ha detto che, certo, è stato lui ad uccidere e che si rende perfettamente conto del dolore, immenso, che ha causato ai genitori di Manuel, ma che sa che deve pagare per quello che ha fatto». Christian Fodde si trova adesso in una situazione di grande isolamento: «L’ergastolo è una pena terribile. È morte per morte – ha detto – Purtroppo nessuno, a parte don Ettore Cannavera, si è espresso pubblicamente contro questa condanna. Ho apprezzato le sue parole.
Perché, certo, quello che Fodde ha commesso è un delitto terribile. Però è anche vero che dobbiamo immedesimarci nella mente di un ragazzo che, a 19 anni, è terrorizzato dall’idea di perdere l’unica cosa che conta: l’amore per la sua ragazza».

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