Caos per le sale operatorie e pochi medici: è allarme in Sardegna

Interventi sospesi e reparti chirurgici in ferie: sindacati pronti ad andare in piazza

SASSARI. Interventi definiti urgenti che vengono rimandati per l’indisponibilità di sale operatorie. Donne che combattono con il tumore al seno messe di fronte a un bivio: aspettare oppure andare a operarsi fuori dall’isola, dove le sale ci sono. Altri pazienti oncologici messi in stand by, l’operazione salva vita rinviata di settimana in settimana. L’Aou di Sassari assicura che questa situazione sarà molto presto un brutto ricordo perché già tra qualche giorno saranno disponibili sale e chirurghi e inizieranno le chiamate dei pazienti. Il problema è che nel frattempo le liste d’attesa si sono allungate e il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale nella lotta contro patologie aggressive.

Ecco perché a Sassari come in molti altri presìdi sanitari dell’isola – come al Businco di Cagliari, il più grande ospedale oncologico della Regione – non può bastare un intervento tampone. Serve una soluzione di tipo strutturale, che si traduce in un numero superiore di mezzi (vedi sale e macchinari) e risorse umane a disposizione (medici e personale infermieristico). Una necessità impellente dimostrata dalle cronache di questi giorni: oltre alle sale manca anche il personale e numerosi reparti lavorano a singhiozzo a causa delle ferie (sacrosante) dei pochi medici in servizio.

Prima il caso della Clinica Oculistica di Sassari dove tra l’ultimo scorcio di luglio e il mese di agosto chi dovesse soffrire di problemi alla retina potrebbe essere costretto ad andare a curarsi lontano per assenza di personale. Ora la situazione fotocopia al San Martino di Oristano, dove la sala di Emodinamica sarà chiusa da lunedì sino all’11 agosto. E i pazienti? Dirottati a Sassari, Cagliari e Nuoro. Una situazione inevitabile, considerato che nella sala opera un solo medico.

La denuncia dei sindacati. A proposito delle carenze negli organici, tra trasferimenti, contratti a termine e pensionamenti (molti grazie a Quota 100) l’Aou di Sassari ha sollecitato da tempo l’invio di personale medico di supporto nella Clinica Oculistica. Ma dalla Regione, così come denunciano i sindacati, tutto tace. Spiegano i segretari territoriali Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil Antonio Canalis, Antonio Monni e Dario Cuccuru: «La giunta regionale deve accelerare il passo, altrimenti il rischio sarà quello della paralisi del sistema le cui conseguenze non risparmieranno pazienti e personale».

Ad aumentare il livello di allarme è stato il rinvio della seduta della giunta regionale nella quale «si sarebbero dovuti adottare importanti atti, uno fra tutti il tanto atteso finanziamento di 3 milioni di euro all’Aou di Sassari, attraverso il quale autorizzare l’assunzione di personale per fronteggiare le gravissime carenze di organico». I sindacati chiedono che le aziende sanitarie escano in tempi rapidissimi dalla provvisorietà gestionale legata al commissariamento dell’Ats: se lo stallo dovesse proseguire «siamo pronti alla mobilitazione».

Sos dal Sulcis. Anche nel Sulcis, come in quasi tutta l’isola, si va avanti con personale ai minimi termini. E, nel caso del Cto di Iglesias, in condizioni definite a rischio per i pazienti. Lo dicono i medici, una decina, che si sono rivolti a due avvocati per denunciare la situazione del reparto di Ostetricia e Ginecologia. Hanno scritto una lettera e l’hanno inviata a diversi destinatari: ai vertici della sanità regionale, all’assessore regionale Nieddu ma anche al ministro Giulia Grillo, perché l’emergenza non può restare confinata all’interno dell’isola ma deve essere denunciata con forza oltre mare.

I medici spiegano che in quell’ospedale, dove il reparto è stato trasferito tre anni fa in seguito al trasloco dal Sirai di Carbonia, la vita delle puerpere è a rischio per l’assenza di un chirurgo e della

rianimazione. Intorno al reparto non c’è una struttura organizzata che garantisca assistenza in tempi rapidi, per qualunque emergenza si fa riferimento a Carbonia. Una condizione precaria alla quale porre rimedio, anche in questo caso, senza perdere ulteriore tempo prezioso.

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