Sit-in di un’impresa sarda: dobbiamo avere 9 milioni

La Movistrade ha crediti mai saldati dalle aziende che gestivano il lotto 2

SASSARI. Poco più 300 mila euro non ancora entrati per via del fallimento di Vidoni, la prima impresa aggiudicatrice dell’appalto per la realizzazione del secondo lotto della Sassari-Olbia.

Altri 5 milioni congelati in seguito al concordato della Oberosler, succeduta proprio alla Vidoni e sostituita da Pessina, con cui i lavori sono ripartiti nell’ottobre del 2018 per fermarsi di nuovo e lasciare un altro credito da 1milione e mezzo. Senza dimenticare i 928mila euro per i lavori fatti sul settimo lotto, già completato e collaudato, di cui si attende notizia dal 2016, e altri 400mila per il sesto lotto.

E giusto per chiudere i conti, 400mila euro per la statale 125 di Tortolì. Roberto Fiori, imprenditore algherese, e la sua Movistrade hanno spalle larghe. Ma ora la situazione inizia a farsi insostenibile.

Finora la realizzazione della Sassari-Olbia ha creato alla sua azienda un credito di 8milioni e 128mila euro, spicciolo più spicciolo meno, una continua via crucis tra Cagliari e Roma, carte bollate, consulenti, notti insonni e un grande punto interrogativo sul futuro di una delle più grandi aziende del territorio che rischia di vacillare senza avere la minima responsabilità.

Ieri mattina uomini e mezzi di Movistrade si sono sparpagliati nel piazzale del Caffè 597, lungo la vecchia statale a due corsie, accanto al cantiere di quella nuova. Territorio comunale di Ozieri, è uno dei lotti più importanti, impegnativi e costosi, ma dalla storia della gallina prataiola in poi è un continuo rinvio. Solo che nel frattempo l’imprenditore ha continuato a onorare ogni suo debito sino all’ultimo centesimo, e ora non riesce più a immaginare quanto possa durare ancora. «Protestiamo per la gestione di Anas e l’assenza della Regione», spiega Roberto Fiori, titolare dell’azienda sarda che su quel cantiere ha lavorato con tutte le società che si sono avvicendate.

«Le capogruppo, non scelte da noi, non sono in grado di portare avanti l’opera e l’Anas non paga direttamente chi ha lavorato, i soldi stanziati dalla Regione sono bloccati a Roma», afferma.

«L’Anas non paga direttamente noi sebbene la legge glielo consenta – denuncia Fiori – a queste condizioni è davvero difficile resistere ancora».

Documento unico di regolarità contabile a posto, stipendi pagati puntualmente a 120 dipendenti, «centoventi padri di famiglia che rischiano di rimanere senza lavoro, senza considerare che a pieno regime qui avrebbero voluto lavorare altrettante persone», è il suo calcolo. A questo conto bisogna aggiungere i soldi che non sono mai entrati nelle casse dei fornitori, dal calcestruzzo agli altri materiali, o dei consulenti di varia estrazione, come gli archeologi e i geologi, i cui piani propedeutici sono costati oltre 450mila euro. Davvero una vicenda assurda, e ora iniziano ad avere paura anche i lavoratori.

«Sinora Movistrade ha rispettato le scadenze – dicono gli operai – ma se non prenderà quanto gli è dovuto sarà dura».

A protestare sono anche i sindacati. «È una situazione drammatica», denuncia Giovanni Matta, segretario regionale della Filca Cisl. «Occorre garantire continuità del lavoro – spiega – urge completare quest’opera, che è fondamentale».

Matta chiede che «sia commissariata l’intera Sassari-Olbia» e che «il
commissariamento sia in capo all’assessorato regionale dei Lavori pubblici».

Stefano Simula della Fillea Cgil si dice «preoccupatissimo per i cittadini, le imprese e i lavoratori» e chiede «continuità nell’esecuzione dell’opera». Diversamente la conta dei danni sarà drammatica.

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