Ucciso da due killer esperti con tre fucilate

Gli assassini conoscevano le abitudini di Balzano e non hanno lasciato tracce dopo l’agguato

ARZANA. Due killer che lo seguivano da tempo e ne conoscevano alla perfezione ogni orario e abitudine – compresa quella di girare disarmato e senza telefonino – due fucili utilizzati sul luogo del delitto, nessun bossolo trovato dai carabinieri nell’ovile di Cesare Balzano, nella parte alta di Arzana. Nessuno, nemmeno dopo aver rastrellato per un’intera giornata ogni cespuglio intorno al pick-up e il terreno vicino. Gli investigatori, dunque, non hanno alcun dubbio: chiunque abbia esploso gli almeno tre colpi di fucile che intorno alle 9 di domenica mattina hanno straziato il corpo e la vita di Balzano, è stato molto attento a non lasciare alcuna traccia del suo passaggio fulmineo. Delle due, l’una: o i killer hanno utilizzato un fucile sovrapposto, che non espelle i bossoli, o dopo averli espulsi li hanno raccolti uno ad uno per lasciare gli inquirenti a bocca asciutta, senza la possibilità, un domani, di poter confrontare i bossoli con eventuali armi sequestrate.

L’autopsia. Il giorno dopo la scoperta del corpo straziato dell’operatore ecologico di Arzana, che ogni giorno trovava il tempo per dedicarsi alla campagna e alle sue capre in un piccolo ovile, la dinamica dell’omicidio si arricchisce di nuovi particolari e anche di aspetti decisamente tragici. L’autopsia eseguita intorno alle 15 di ieri, all’ospedale di Lanusei, e andata avanti fino a tarda serata, dal medico legale Matteo Nioi, sembra aver confermato, infatti, che Balzano sia stato ucciso da almeno tre colpi di fucile. Due, mentre era appena sceso dal suo pick-up per avviarsi verso i suoi animali, lo hanno raggiunto tra il torace e il fianco, e lo hanno fatto stramazzare a terra, con la faccia sullo sterrato. Uno, il colpo finale – probabilmente il terzo della sequenza – è stato esploso da una distanza più che ravvicinata: significa che uno dei due killer si è avvicinato al corpo di Balzano, che giaceva a terra prono, gli ha attaccato la canna al collo e ha esploso la fucilata. Un impatto così devastante da lasciare il corpo senza la testa.

Ritrovato un’ora dopo. Due fucili, dunque, due killer e almeno tre colpi esplosi: l’autopsia ha in sostanza confermato quello che era già emerso a una visione superficiale dell’accaduto. Per circa un’ora esatta da quel momento, poi, il corpo di Cesare Balzano è rimasto a terra, senza vita, all’ingresso del suo ovile e nel silenzio della campagna ai confini del paese. C’è voluta un’ora, infatti, perché qualcuno si avvicinasse al terreno per capire se i colpi fossero arrivati da quella zona. E in questo caso, a fare la tremenda scoperta, è stato un nipote di Balzano che subito dopo ha avvertito le forze dell’ordine e i familiari dell’uomo.

«Sarà una lunga maratona». Ed è da allora che si apre ufficialmente la caccia agli assassini. Un compito decisamente arduo, per i carabinieri della compagnia di Lanusei, guidati dal capitano Claudio Paparella, e per il nucleo investigativo del comando provinciale di Nuoro, perché moventi e sospetti sono tanti quanti le vicende giudiziarie che da anni hanno coinvolto e coinvolgono tutt’ora Balzano. «Questa indagine non sarà una corsa sui 100 metri ma una lunga maratona, perché come in altre vicende con le stesse modalità i risultati, se ci sono, arriveranno a distanza, anche grossa», commenta, del resto, ieri mattina, il procuratore capo di Lanusei, Biagio Mazzeo. Colpa del silenzio di tanti che sanno, della paura di chi magari ha visto o sentito qualcosa, e anche di una giustizia a volte che a volte si rileva troppo lenta e “scoraggiante”.

Nessuno stub. E che i moventi e i possibili sospetti, attorno all’omicidio di Cesare Balzano, siano tali e tanti, lo si capisce anche da un altro dato: gli investigatori non hanno eseguito alcuna prova dello
stub, il guanto di paraffina, per capire se un possibile coinvolto avesse esploso fucilate, domenica mattina. E anche per questa ragione, dunque, il registro degli indagati continua a restare inesorabilmente bianco, senza alcun nome iscritto, nemmeno come indagato tecnico. (v.g.)

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