L’appello del parroco: «Basta con la violenza»

L’omelia di don Michele durante i funerali del 50enne assassinato domenica: «Qualcuno si è arrogato il diritto di uccidere ma dobbiamo pregare anche per lui» 

INVIATO AD ARZANA. «L’esistenza di Cesare è stata spezzata dalla violenza che è uno dei tanti volti del male. E di fronte a questo scempio ingiusto noi dovremmo rassegnarci, e non coltivare desideri di vendetta»: dall’altare della chiesa di San Giovanni Battista, nel cuore di Arzana, don Michele Congiu comincia la sua omelia e va dritto al punto: «Come cittadini – continua, poco prima di rivolgersi “al fratello senza volto” che ha commesso l’omicidio – certamente invochiamo una giustizia solerte, ma adesso siamo qui come cristiani, e alle nostre preghiere si unisce anche il nostro vescovo, preghiamo per Cesare, e non sappiamo se ha avuto il tempo per affidare un ultimo pensiero alla misericordia del Signore. Questo è accaduto perché qualcuno che non è Dio, si è arrogato il diritto esclusivo di Dio, unico Signore della vita e della morte».

Poi si ferma per qualche secondo, don Michele Congiu, e guarda dritto davanti a lui. Lì, nei primi banchi della chiesa di San Giovanni Battista, piena di amici e semplici compaesani dell’allevatore ucciso. Lì, dove, in prima fila, oltre al sindaco Marco Melis, in fascia tricolore, la figlia adolescente, i fratelli, i nipoti e le cognate di Cesare Balzano, ucciso a colpi di fucile domenica mattina mentre entrava nel suo ovile, osservano la bara con un cuscino di rose gialle, al centro della navata, e non nascondono un complicato miscuglio di dolore profondo, ma anche rabbia per una vita perduta in modo così brutale e atroce. Lo sa bene, anche don Michele Congiu, che certe morti, certe dinamiche, a volte possono scatenare ciò che non si vorrebbe. E anche per questo, nella sua predica breve ma densa di contenuti e di appelli, batte più volte sul tasto del perdono, ma anche della giustizia divina, oltre che in quella dei tribunali. «Prego anche per te, fratello senza volto e senza nome – dice ancora don Michele – affinché faccia ammenda del tuo peccato, perché un giorno verrà il giudizio di Dio a cui nessuno di noi può sfuggire». Ma così come aveva fatto il procuratore di Lanusei, Biagio Mazzeo, il giorno prima, – quando dal suo ufficio in Procura aveva rivolto un appello sincero al paese e ai suoi abitanti perché abbandonassero propositi di vendetta e mettessero un punto a tutto – anche il parroco di Arzana dedica una parte della sua predica al futuro del paese e della comunità che guida. «Prego e preghiamo anche per il nostro paese, Arzana – dice don Michele – che purtroppo deve piangere un’altra pagina orrenda della sua storia. Una pagina che a causa della visione parziale di alcuni poveri uomini offusca la bellezza di Arzana, le virtù di intelligenza e onestà dei suoi abitanti. E qui la preghiera deve diventare un grido accorato dei suoi abitanti che dalla terra, ancora una volta imbevuta dal sangue, sale fino a Dio». «Fino a quando? – si chiede ancora il parroco, fino a quando questa maledizione opprimerà Arzana? Liberaci dal male, liberaci dall’ingiustizia, liberaci dalla disonestà. Oggi la chiesa celebra la trasfigurazione del Signore. Invochiamo questo stesso miracolo per il paese, che Arzana sia trasfigurata e la luce di Dio inonda ogni angolo oscuro e metta in fuga ogni tenebra di male». Poco dopo la messa finisce, la giovane figlia di Balzano si stringe alla mamma, ai parenti più stretti, e a uno zio, e nipote di Balzano , che per il funerale aveva ottenuto un permesso dal carcere di Badu ’e Carros ed è arrivato scortato dagli agenti di polizia penitenziaria in borghese. Il corteo funebre
esce dalla chiesa e si dirige verso il cimitero in uno dei tanti colli che dominano Arzana. Lungo il breve tragitto si leggono tanti necrologi. Li hanno scritti “Gli amici del bar Gennargentu”, il comitato Sant’Antonio, il gruppo della leva. I compagni di una vita spezzata per sempre.

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