Mister Petrone torna in campo: la mia spiaggia senza barriere

Olbia, al Lido del sole lo stabilimento balneare per disabili creato dall’ex tecnico della Nuorese. «La mia più grande vittoria è vederli vivere il mare e divertirsi insieme agli altri»

OLBIA. La sua vittoria più grande l’ha conquistata sul campo di sabbia del Lido del sole. Dopo aver giocato una partita impegnativa. Trasformare un angolo di litorale olbiese dimenticato nel regno estivo dei disabili. Mario Petrone ha 46 anni, origini napoletane che conserva in una parlata contaminata da espressioni galluresi. Calciatore dal 1990 con le maglie di Campania, Casertana, Rovigo. Allenatore dal 2000, dopo una stagione al Capri approda al Calangianus. Nella pausa estiva va al mare a Pittulongu, il lido più famoso della città. Con lui ci sono un amico e il fratello. Quest’ultimo in carrozzina a causa di un incidente.

«Per fargli fare il bagno lo trasportammo per 50 metri fino al bagnasciuga in due, sotto il sole di agosto, con la sola forza delle braccia – ricorda mister Petrone –. È vero che avevamo venti anni di meno, ma ricordo ancora oggi la fatica. E soprattutto l’espressione sconsolata del fratello del mio amico». È in quel momento che il tecnico partenopeo comincia a pensare a una spiaggia a misura di disabile. Non una riserva indiana, un ghetto dorato con vista mare. Ma un progetto di inclusione sociale in cui normodati e disabili vivano l’estate insieme. E insieme facciano attività sportiva. Petrone è quello che in gergo calcistico si definisce allenatore da obiettivo. Creare un lido inclusivo diventa la partita della sua vita.



Sardegna grande amore. Il tecnico vive a Olbia con la moglie Sonia da alcuni anni. La storia d’amore con la Sardegna comincia quando pensiona i tacchetti poco più che ventenne. «Ho giocato come difensore nel Caserta in C1, dal ’90 al ’92. Nella Casertana, un anno al Rovigo, poi ho smesso – racconta –. Ragionavo da allenatore più che da calciatore». Dopo una prima esperienza da coach nel Capri arriva in Sardegna. Allena il Calangianus, il Tempio, la Nuorese, il Sanluri, il Malta. «Dopo l’esperienza di Nuoro insieme alla mia famiglia abbiamo deciso di trasferirci a Olbia – dice – . Una città in cui si vive bene, c’è tutto e ci sentiamo a casa. E con uno dei mari più belli al mondo». Parallelamente all’attività di coach, nel curriculum di Petrone ci sono anche Ascoli, Catania e Pisa, porta avanti il suo progetto. Da un ex calciatore ci si aspetterebbe un investimento diverso. Un locale sulla spiaggia, un negozio di abbigliamento, una carriera da dj. Lui sfata lo stereotipo dell’ex giocatore mondano e modaiolo. «Dieci anni fa ebbi la possibilità di prendere una concessione balneare, ma non era quello che volevo – sottolinea –. Sarebbe stato un altro lavoro. Questo invece per me è una missione. Volevo fare qualcosa di buono per questa comunità che mi ha accolto».

Petrone prosegue la sua carriera da allenatore, senza per perdere mai di vista l’obiettivo sociale. Nel 2009 il tecnico presenta la spiaggia inclusiva all’allora amministrazione comunale. L’iniziativa viene bocciata. Il tecnico incassa il colpo, ma ci riprova ancora. «L’Autorità portuale, proprietaria dell’area demaniale, il Comune e la Capitaneria di porto sono stati straordinari e due anni fa hanno dato l’ok al mio progetto – commenta il tecnico –. Mi è stato assegnato l’angolo di spiaggia del Lido del Sole equi ho perfezionato la mia idea. My SportAbilità è una associazione sportiva dilettantistica no profit, non una concessione balneare. E questa è una spiaggia per l’inclusione sociale». Petrone vuole che la struttura sia davvero a dimensione di disabile. Ed ecco che si siede in carrozzina per testare se lo schema che funziona alla perfezione sulla carta è vincente sul campo. In carrozzina percorre avanti e indietro la passerella che va dal parcheggio alla spiaggia. «Deve essere perfettamente dritta – racconta –. Un piccolo dislivello può essere un grande ostacolo per chi spinge la carrozzina con le braccia e vuole muoversi in maniera autonoma. Con questo stesso approccio ho scoperto ad esempio che il campo di bocce funzionava, ma recuperare le sfere non era così semplice per chi è costretto seduto. Molto più facile con l’utilizzo del retino da pesca».

Coach Petrone inserisce anche altre attività. Calcio-tennis, snorkeling, canoa, pedalò. «Sport che possono fare tutti, normodati e disabili – afferma con orgoglio –. È un investimento importante, tutto autofinanziato, anche se la sensibilità di aziende ed enti come la Fondazione di Sardegna non manca. Il progetto prevede un campo di pallanuoto, ma al momento non abbiamo le risorse per realizzarlo». Ai primi di giugno, dopo aver portato alla salvezza il Rimini con cui è ancora sotto contratto, Petrone è ritornato a Olbia. «Bisognava piazzare la passerella – conclude –. È la base di partenza per sistemare poi ombrelloni e sdraio». 160 metri di passerelle in tutto, docce basse, lettini alternati, uno per normodati e uno per disabili per favorire l’inclusione. 150 posti in tutto. Prezzi accessibili. Alle 6 del mattino Petrone è già al Lido del Sole per pettinare la sabbia e controllare che tutto sia in ordine. «Siamo qui fino a ottobre – conclude –. Conosciamo tutte le persone con disabilità che arrivano dal circondario o per la vacanza dalla penisola. Un impegno a tempo pieno che mi riempie il cuore. La mia più grande vittoria è vedere bambini, anziani, disabili e famiglie vivere il mare e divertirsi insieme».

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