Trenino verde: un catorcio fra i binari

Convoglio arruginito e senza aria condizionata: immagine flop per i turisti sulla tratta Mandas-Laconi

MANDAS. Quando è comparso alla stazione di Mandas qualcuno ha pensato che fosse uno scherzo. Lo avrà pensato il macchinista, che si è trovato davanti 55 passeggeri smaniosi di percorre la tratta descritta dallo scrittore David Herbert Lawrence, ma soprattutto lo avranno pensato i turisti, costretti ad immaginare che quel catorcio su rotaia sarebbe stato il loro mezzo di locomozione per quasi cinque ore di viaggio, tra andata e ritorno.

Invece, era tutto vero: quella motrice tenuta insieme dalla ruggine e quelle carrozze sgangherate, decorate dai peggiori writers sulla scena della street art sarda, erano davvero il tanto decantato “trenino verde”, l’attrazione turistica che mancava e per cui si è combattuto in Consiglio regionale e in Parlamento. Perché il turismo è importante, fondamentale e ne parlano tutti. Perlomeno fino a quando la peggiore cartolina possibile si manifesta davanti agli occhi di un tour operator sconsolato e di un gruppone di turisti che, di riflesso, ha iniziato a cercare tra gli alberi

le telecamere di Scherzi a parte. Senza trovarle.

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