A Stintino un progetto per la Pelosa: addio alla strada costruita sulle dune

L’ultima conferenza di servizi è già fissata per il 18 novembre, giorno in cui verrà presentato il progetto definitivo

STINTINO. L’ultima conferenza di servizi è già fissata per il 18 novembre, giorno in cui verrà presentato il progetto definitivo. Per poi approvare l’esecutivo e bandire i lavori entro l’anno. E iniziare nell’autunno 2020.

Muove i passi decisivi il piano di “tutela e valorizzazione della Pelosa”. Un progetto ambizioso, costoso e, per molti versi, storico. Tanto da avere attirato l’attenzione dei media di mezzo mondo che lo hanno definito uno dei più importanti interventi di recupero ambientale mai realizzati. Non fosse altro perché la sua protagonista è tra le spiagge più famose e belle del pianeta.

Un “sogno” ancora in parte da finanziare, che vale complessivamente 18 milioni e prevede lo smantellamento della strada asfaltata nel tratto tra il Gabbiano e la Pelosetta. Con la striscia di bitume che sarà sostituita da passerelle in legno (rivestite con il “rossiccio” Massaranduba) sopraelevato su pali. Che si aggiungeranno a quelle già esistenti che, da dieci anni, sono l’unico bastione contro l'erosione delle dune. Il lungomare, largo in media 4,5 metri, strasborderà in alcune terrazze panoramiche. Sotto scorreranno i sottoservizi e sopra ci sarà una nuova rete di illuminazione radente. E poi piste ciclabili, marciapiedi e, all’altezza della Pelosetta, una nuova piazza pedonale. Dalla passeggiata spariranno tutti gli accessi alle ville, con alcune delle aree private a ridosso del lungomare che saranno espropriate. Ma il vero cuore è quello che scorrerà sotto la passerella. Che darà nuova linfa alla delicatissima dinamica spiaggia-duna, oggi stravolta dalla litoranea. Lì si realizzerà un intervento di ricostituzione con la sabbia sottomarina che si deposita all’ingresso del porticciolo dell’Ancora, vegetazione e

materiale da cava. Il tutto diviso in 5 lotti. Con i primi due, che prevedono lo smantellamento della strada, già finanziati con 5,5 milioni di soldi europei. Per gli altri 12,5 è caccia ai fondi. Ma, di fronte a un simile gioiello da difendere, nessuno potrà tirarsi indietro.
 

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