È l’ora della dolce rivalsa per il melone in asciutto

Il suo rilancio si scontrò con l’ironia dei mass media, ora è una varietà prelibata Tipico della Bassa Marmilla, non ha bisogno di irrigazione e vanta un gusto unico

GENURI. Una quindicina di anni fa se ne cominciò a parlare diffusamente suscitando ilarità e ironia, anche a livello nazionale sui media. Tutti a chiedersi: cosa sarà mai questo “melone in asciutto” della bassa Marmilla, coltivato nel terreno arido e senza bisogno d’acqua per crescere e maturare? A distanza di tempo questa varietà, che nella zona fra Lunamatrona (considerata la capitale di questo biotipo), Ussaramanna, Turri, Tuili, Pauli Arbarei e Genuri ha radici molto antiche essendo una specificità colturale tipica difficilmente esportabile altrove, si è conquistata uno spazio di tutto rilievo nel comparto frutticolo isolano. Adesso il melone in asciutto è molto apprezzato e ricercato, ma non lo si trova sugli scaffali della grande distribuzione: piuttosto, è facile scovarlo nei mercatini rionali di “Campagna amica” della Coldiretti, dove i prodotti in vendita a cura degli stessi coltivatori sono esclusivamente a chilometro zero. Di questa varietà di melone si stanno accorgendo adesso anche i vari operatori della ristorazione di livello superiore che fanno incetta di un prodotto che non tradisce mai e che sul piatto ottiene riscontri lusinghieri da parte dei palati fini.

Meloni de jerru. Il motivo di tanto apprezzamento del melone in asciutto, altrimenti detto “meloni de jerru” (melone d’inverno) perché si conserva a lungo fino alla stagione fredda inoltrata? Lo spiega Gianluca Zedda, assessore all’agricoltura del Comune di Genuri e tecnico agronomo dell’Agris: ha avviato in paese un progetto quinquennale con 13 produttori locali per la valorizzazione delle produzioni agricole del posto, fra le quali spicca appunto il melone in asciutto. «È diventato un prodotto di nicchia che si contraddistingue dalle altre varietà per le sue particolari tecniche colturali – spiega l’assessore – Di norma per la sua coltivazione non si ricorre all’uso di concimi e pesticidi. La totale assenza di irrigazione e il clima caldo e secco influiscono positivamente sulla particolare dolcezza e capacità del prodotto di conservarsi a lungo. I nostri produttori ci credono, questo frutto particolare farà strada».

Progetto varato nel 2006. È caratterizzato da una gustosa polpa soda dal colore bianco-giallino e dall’aroma vanigliato, ha una particolare forma oblunga, la sua buccia è liscia e di colore verde scurissimo con striature giallognole e marroni. A Genuri, sempre per iniziativa dell’assessore Zedda, è stato creato con la compartecipazione di Comune e produttori locali il marchio “Jauni’s”, con bollino identificativo da applicare su ciascun frutto commercializzato e su altri prodotti come l’olio, i legumi, il pane di grano duro senatore Cappelli coltivato nelle campagne del paese. In questo tratto di Marmilla, un centinaio di ettari in tutto, sono complessivamente 167 le aziende a conduzione familiare che nel 2006 avevano aderito al progetto varato dalla ex Provincia del Medio Campidano “Vivere la campagna”, la quale collocava appunto il melone in asciutto fra i punti di forza del “Paniere della Provincia Verde”.

La forza di 167 aziende. È da allora che ricominciò in grande stile la produzione del “meloni de jerru”. Il piano di recupero e valorizzazione del patrimonio terriero (soprattutto delle terre incolte) aveva il suo ideatore e attuatore l’allora presidente della Provincia più agricola della Sardegna, Fulvio Tocco, anche lui funzionario dell’Agris e figlio di una cultura agricola familiare vecchia nel tempo. «Il melone in asciutto rientrava fra quelle produzioni agricole che costituivano un biotipo del territorio e che meritavano e dovevano essere recuperate e rilanciate – ricorda Tocco – Come ente pubblico non avevamo risorse economiche, la Regione ci ha sempre negato ogni finanziamento, così come ha sempre trascurato l’intero comparto agricolo isolano. Riuscii ad organizzare incontri su incontri fra i piccoli produttori locali e i sindaci. Mettemmo insieme 167 aziende a conduzione familiare e così fu possibile far rinascere il melone in asciutto di cui oggi si decantano le lodi».

Un calcio all’ilarità. Tocco non dimentica l’ilarità e le frecciate ironiche che si scatenarono fra il 2006 e il 2008 attorno al melone in asciutto al centro del piano agricolo che comprendeva anche le altre colture tipiche della zona, come i legumi, il grano Cappelli, i carciofi, i pomodori, gli asparagi. «Finimmo sulle reti televisive nazionali – ricorda – con tanto di inviati in Marmilla che cercavano di capire (facendo molta ironia) come potesse un prodotto agricolo crescere senza irrigazione. Trovarono piena soddisfazione ai loro dubbi».

Qualità superiore. A spiegare come può avvenire la coltivazione in asciutto è Mattia Piras, venticinquenne imprenditore agricolo di Genuri, che ha messo da parte il diploma di ragioniere per proseguire la tradizione agricola di famiglia. «Servono ovviamente terreni con caratteristiche adatte – premette Mattia – importante che non siano né troppo sabbiosi né argillosi. Questa conformazione permette di trattenere l’acqua piovana e rilasciarla molto lentamente nei periodi di siccità. Ecco perché i nostri meloni crescono in asciutto. Utilizziamo i semi del frutto della stagione precedente così da non perdere le proprietà organolettiche, non usiamo fitofarmaci e neppure il potassio
che viene aggiunto solitamente all’acqua irrigua. Il risultato è una qualità superiore, lo dicono tecnici e intenditori». Ma lo dicono anche gli acquirenti che sempre più di frequente cercano sulle bancarelle questo genere di frutto che alla distanza ha saputo prendersi le sue rivincite.

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