Il ministro sui Giganti di Mont'e Prama: «Sono un'icona nazionale»

Dario Franceschini è pronto a rilanciare la Fondazione dimenticata da due anni. Lo staff del Mibac al lavoro per capire i motivi del prolungato stop dell'ente che dovrebbe gestire il futuro dell'archeologia nella penisola del Sinis

SASSARI. «Una nuova icona nazionale». Sarebbe questo il destino dei giganti di Mont'e Prama nelle intenzioni del ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini. Quando il numero uno del Mibac parla delle statue ritrovate nel Sinis li affianca ai simboli culturali che hanno reso l'Italia famosa nel mondo, come il Colosseo, i Bronzi di Riace e la Valle dei templi. Un'investitura ufficiale che renderebbe onore all'incredibile patrimonio scultoreo rivenuto a Mont'e Prama e che proietterebbe l'immagine dei guerrieri di pietra ben oltre i confini nazionali, rendendo un prodotto di grande pregio culturale appetibile anche dal punto di vista turistico. Un'idea che il ministro cova da tempo, da quando cioè nel 2017 si era presentato a Cabras per dare il via alla nascita di una fondazione che avrebbe dovuto gestire il prodotto "Giganti" a 360 gradi ma che invece, dopo i primi passi, si era smarrita. Erano i giorni del governo guidato da Paolo Gentiloni, che si sarebbe dimesso pochi mesi dopo. A distanza di due anni, il ministro

è tornato al suo posto e sembra pronto a giocare nuovamente la carta della fondazione.

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