Invasione a Mont’e Prama: «Riprendete gli scavi»

Cabras, centinaia di persone davanti ai cancelli del sito archeologico. Sul palco anche l’assessora regionale Murgia: scopriremo perché è tutto fermo

CABRAS. Sono arrivati da tutta la Sardegna, ieri mattina a Mont’e Prama, per far sentire la propria voce. Alle 11 il piazzale davanti all’azienda “Sa Marigosa”, messo a disposizione dai titolari dell’impresa agroalimentare cabrarese, era pieno e alcune centinaia di persone avevano già guadagnato i posti di fronte al palchetto posizionato davanti all’ingresso del sito. E, in attesa che iniziassero gli interventi dei relatori, la gente commentava, ironicamente, sulla presenza del vigneto impiantato tra il 2015 e il 2016 e sul cartello con la scritta “Area archeologica”, sbeccato e mezzo arrugginito. A chi chiedeva dov’erano le statue dei guerrieri, degli arcieri e dei pugilatori veniva risposto di accontentarsi di guardare la riproduzione eseguita da Salvatore Pinna, sistemata sul cassone del camioncino che fungeva da palco, dove capeggiava la scritta “Mont’e Prama, sei la mia Patria”. L’incontro di ieri ha confermato due notizie importanti: la disponibilità di 780 mila euro da impiegare per i lavori di messa in sicurezza del sito, le cui procedure sono già state avviate, e l’invito per una visita a Cabras rivolta dall’amministrazione cabrarese al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che gli sarà fatto pervenire nei prossimi giorni.

Tra la folla c’erano anche i parlamentari pentastellati Lucia Scanu e Luciano Cadeddu, l’assessora regionale all’Agricoltura, Gabriella Murgia, i consiglieri regionali Francesco Mura, Emanuele Cera, Desiré Manca, Alessandro Solinas e Michele Ciusa. A sorpresa è arrivato anche il sindaco di Cabras Andrea Abis, dato per assente. «Vogliamo che gli scavi riprendano immediatamente – hanno detto Lello Corti e Ornella Corda, di Nurnet –. È inaccettabile vedere lo stato di abbandono in cui versa un sito in cui, molto probabilmente, c’è ancora tanto da riportare alla luce. Le anomalie rilevate dal georadar messo a punto dal professor Gaetano Ranieri, devono essere verificate. Invece qui, dove si potrebbe riscrivere la storia del nostro popolo, è stata impiantata una vigna». Gabriella Murgia, parlando a nome della giunta regionale, ha detto che “è arrivato il momento di fare il punto della situazione per capire come mai a Mont’e Prama è tutto fermo”. Lucia Scanu e Luciano Cadeddu hanno ascoltato tutti gli interventi e puntualizzato che la loro presenza era a titolo personale, ma finalizzata a raccogliere elementi da portare all’attenzione del ministro per i beni culturali Dario Franceschini. A chi accusa l’amministrazione cabrarese di fare poco per la valorizzazione di Mont’e Prama ha replicato Andrea Abis: «Forse c’è un difetto di comunicazione tra le istituzioni, ma posso garantire che stiamo lavorando intensamente per Mont’e Prama. La partita la possiamo vincere, per usare le espressioni del Ministro Franceschini, al quale nei prossimi giorni chiederemo di tornare a Cabras per riprendere il discorso sulla Fondazione. A tal proposito dobbiamo mettere in chiaro i nostri obiettivi perché nel 2020 per Mont’e Prama conseguiremo importanti risultati». Dai relatori, Ciriaco Offeddu, Ornella Corda, Bartolo Porcheddu, Lello Corti, e dagli
altri interventi ospitati sul palco, è emersa la richiesta di riprendere subito l’attività di scavo. Mentre da Nurnet è partita la proposta di un tavolo di confronto tra appassionati e soprintendenza. «Perché – si è detto – abbiamo a cuore la storia della Sardegna e del nostro popolo».

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