Colpo grosso in Costa, la principessa derubata perde la causa contro l’hotel

Nel 2009 dalla stanza della reale saudita trafugati gioielli: «Valevano 11 milioni». Lei aveva denunciato l’albergo a 5 stelle. Ma per il giudice mancano le prove

PORTO CERVO. Povera (si fa per dire) principessa saudita Deema. Derubata dei gioielli nella sua vacanza a 5 stelle in Costa Smeralda e ora neppure risarcita per quel colpo milionario messo a segno nella suite del Colonna Pevero Hotel di Porto Cervo. Un giallo internazionale che aveva infiammato l’estate 2009, rimasto senza autori. Nessuna traccia dell’astuto Lupin che si era intrufolato nella lussuosa camera d’albergo staccando la cassaforte e portandosela via col suo prezioso bottino. Dei 9 milioni e 900mila euro che aveva chiesto al giudice promuovendo una causa di risarcimento contro la società proprietaria dell’hotel, la Cordero srl, non vedrà neppure un centesimo. La sua richiesta è stata rigettata dal tribunale di Tempio, con sentenza del giudice Federica Benvenuti. Non solo. Oltre ad aver perso la causa civile e a dover pagare le ingenti spese legali, il giudice l’ha condannata a pagare i 10mila euro di extra che sua altezza reale Deema Bint Sultan Bin Abdulaziz e il principe Fahad Bin Saad Al Saud con cui aveva trascorso la sua indimenticabile vacanza italiana, non aveva saldato all’esclusivo hotel della Costa Smeralda prima di ripartire per l’Arabia Saudita.

La principessa triste “alleggerita” di gioielli e contanti quantificati da lei stessa in un valore di 11 milioni di euro – parte della refurtiva era stata recuperata alcuni mesi dopo il colpo chiusa in una misera busta di plastica nascosta nelle campagne della Gallura – aveva citato quale responsabile del danno subito il Colonna Pevero Hotel, ritenendo che l’albergo non avesse predisposto e garantito un adeguato sistema di sicurezza. Considerato oltre tutto il fatto che si trattava di un hotel di lusso a 5 stelle, la cui clientela era composta da persone facoltose. Invece qualcuno era riuscito ad entrare nella suite senza neanche forzare la porta ma utilizzando un semplice passepartout, rubando la cassaforte senza che nessuno notasse quanto stava accadendo.

Ma il giudice non le ha dato ragione: carenti le prove che quei gioielli elencati dalla principessa nella lunga lista presentata ai carabinieri, fossero stati effettivamente portati nell’albergo e che avessero effettivamente il valore da lei quantificato al momento del furto.

Richiesta di risarcimento rigettata, dunque. Sua altezza reale e consorte, assistiti dagli avvocati Carlo Dalla Vedova e Federico Igor Ludwig del Foro di Roma e dall’avvocato Gianluca Filigheddu del Foro di Tempio non riavrà un euro indietro dei 9 milioni e 900mila euro chiesti all’albergo. Sul fronte opposto incassa invece la vittoria (e anche i 10mila euro di extra non pagati), la Cordero srl, rappresentata e difesa dagli avvocati Stefano Oggiano, Antonio Romei e Pierantonio Morabito De Luca.

Il colpo milionario era stato messo a segno il 5 agosto del 2009. L’amarissima sorpresa, al rientro dalla cena in ristorante. Qualcuno era riuscito ad entrare nell’albergo, salire fino al terzo piano, scivolare dentro la suite, staccare la cassaforte e portarsela via. Tre mesi dopo il mega furto, i carabinieri avevano ritrovato parte dei gioielli: erano infilati in una busta di plastica tra gli anfratti rocciosi nelle campagne della Gallura. Ma nessuno era riuscito a trovare la banda (o il ladro solitario) che aveva rubato i preziosi a sua altezza reale Deema nel cuore della Costa Smeralda. La principessa saudita era poi ritornata nell’isola per ritirare i suoi gioielli. In una mattinata grigia di novembre era arrivata in città a bordo di una Mercedes blindata e scortata aveva portato

via i gioielli recuperati che erano stati custoditi nel frattempo nel caveau di una banca di Olbia.

A distanza di dieci anni, la fine del giallo internazionale sul colpo più eclatante degli ultimi anni. Non una favola e tanto meno a lieto fine per la principessa saudita.

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