Aias, i lavoratori in piazza «Restituiteci la dignità»

Niente stipendi e spettro del fallimento. I sindacati: serve subito un’alternativa

SASSARI. Sapevano di camminare sull’orlo di un burrone. E che prima o poi sarebbero precipitati. Giù, senza paracadute. Così si sentivano da tempo i lavoratori dell’Aias e insieme a loro i pazienti assistiti nelle strutture gestite dalla famiglia Randazzo. Gli uni legati agli altri, perché se si fermano i primi inevitabilmente finiscono in croce anche i secondi. Nel purgatorio da molti mesi, ora entrambi sentono di essere a un passo dall’inferno, da quando qualche giorno fa il pubblico ministero Daniele Caria ha presentato in tribunale istanza di fallimento per l’Aias: 10 milioni di debiti a suo giudizio sono uno scoglio insuperabile, una voragine nel bilancio che non può essere colmata. Lo spettro del fallimento si è aggirato per tutta la mattina tra le bandiere e gli striscioni degli oltre 200 dipendenti dell’Aias che hanno manifestato in viale Trento a Cagliari davanti al palazzo della Regione. Uno sciopero programmato da alcune settimane per chiedere, ancora una volta, il pagamento degli stipendi (da 10 a 12) e di tutti gli arretrati (tredicesime e bonus Renzi). E che, dopo l’istanza del pm, ha acquisito ulteriore forza. «Il problema è diventato ancora più serio – dice Fulvia Murru, segretaria generale Uil Fp – da quando è intervenuta la Procura». Uno scenario prevedibile «noi abbiamo sempre dichiarato che si sarebbe arrivati a questo ma siamo rimasti inascoltati. Ora la Giunta e il presidente non possono più far finta di niente: l'Aias non è più in grado di garantire i servizi». La possibile soluzione era dietro l’angolo: «Una società pubblico privata che garantisca l'assistenza», dice la Murru. Una società come Sas Domos, creata alla fine della scorsa legislatura e stoppata dal presidente Solinas, tra i primissimi atti del suo insediamento. Su questo punto Cgil e Cisl concordano con la Uil: «Da due anni diciamo che il sistema Aias non regge – spiega Davide Paderi, Fp Cisl – oggi dobbiamo affrontare due temi di impatto sociale enorme, quello dei 3500 pazienti che rischiano di perdere l’assistenza e degli oltre 1000 dipendenti che vedono il loro posto di lavoro appeso a un filo». Ma il fallimento non è la soluzione, proprio perché al momento non ci sono alternative, dice Roberta Gessa (Fp Cgil) «e tutti i servizi di cui da tempo chiediamo lo spacchettamento sarebbero a rischio».

A fine mattinata i rappresentanti sindacali hanno incontrato l’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu. «Qualunque sia la soluzione a cui approderemo, i punti fermi restano la continuità dei servizi erogati a garanzia dei tantissimi utenti dell'isola e la tutela dei lavoratori, con la salvaguardia dei livelli occupazionali», ha detto l’esponente della giunta Solinas. «Con i rappresentanti dei lavoratori abbiamo avuto un confronto costruttivo – ha detto – ora attendiamo la risoluzione della commissione di inchiesta Aias annunciata dal presidente Gianfranco Ganau. Dal Consiglio ci aspettiamo venga dato un forte mandato alla Giunta che possa consentire il superamento dello status quo». Proprio questa mattina la commissione d’inchiesta si riunirà per l’ultima volta e Ganau illustrerà i risultati raggiunti nel complicato calcolo di debiti-crediti. Secondo la commissione, che ha preso in esame gli ultimi 5 anni, Aias ha ricevuto dalla Regione 102 milioni di euro per le prestazioni erogate in convenzione e vanta un credito di 1,6 milioni di euro, più 1 ulteriore milione che potrebbe essere presto oggetto di transazione. Ma l’Aias non ci sta: prende in esame il periodo 1998-2013 e dice che la Regione è creditrice per oltre 40 milioni di euro. Su questo con una richiesta urgente, l’associazione chiede di essere sentita dalla Commissione. «Visto che i dati in possesso della commissione sono parziali, incompleti e ben lontani da quelli reali – scrive la presidente di Aias Anna Paola Randazzo in una nota inviata a Ganau – riteniamo opportuno
che l'associazione possa rappresentare in forma compiuta tutti i crediti che vanta e prospettare le possibili forme di uscita dalla attuale crisi di liquidità». L’unica possibilità per evitare il fallimento, il disastro occupazionale e un futuro incerto per tutti i pazienti assistiti.

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