I sardi votano per il taglio: l’isola perde 9 parlamentari

Alla Camera tutti a sostegno della riduzione, ma ammettono: noi penalizzati

SASSARI. L’isola avrà nove parlamentari in meno, ma i sardi ogni anno potranno permettersi un caffè in più. Sì, perché il voto quasi unanime della Camera ha sancito una riduzione pesante della rappresentatività sarda a Roma - i deputati passeranno da 17 a 11, i senatori da 8 a 5 - che in termini di risparmio equivale a 1,35 euro a cittadino all’anno. Una minuzia di fronte alla portata della riforma di cui, a onore del vero, si parlava da oltre trent’anni. Ieri la svolta, con tutti i partiti - o quasi - che si sono accodati al Movimento 5 stelle che del taglio dei parlamentari aveva fatto un cavallo di battaglia. Pd, Leu, i renziani di Italia Viva, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia: hanno tutti detto sì. E anche i parlamentari sardi hanno seguito le indicazioni del partito di appartenenza. Per quanto dalle loro parole si evinca una certa sofferenza per un voto che - è innegabile - va a penalizzare la Sardegna. Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia, non nega di avere dovuto ingoiare il rospo. «Dal dibattito sono emerse tutte le problematicità di un taglio che non tiene conto delle situazioni di regioni come la nostra che subiscono una evidente penalizzazione in termini di rappresentanza – dice –. Ed è ancora più assurdo che al Trentino sia stato assicurato un parlamentare ogni 170mila abitanti e a noi ogni 320mila. Abbiamo cercato di fare valere queste incongruenze, ma purtroppo come sardi non abbiamo i numeri». E così ha seguito le indicazioni del gruppo. «Forse si è andati sull’onda di una iniziativa che è nella pancia e nella testa dei cittadini e quindi penso che nessuno volesse lasciare agli altri una battaglia di questa portata. Ma è una battaglia che porterà a una riduzione della spesa infinitesimale. Gli sprechi non sono i costi della democrazia. Da Di Maio mi sarei aspettato un taglio delle poltrone ministeriali che invece con i 5 stelle sono aumentate». Più che soddisfatto si dice Nardo Marino, deputato M5s, che però riconosce i rischi per la Sardegna. «Serviamo proprio a questo: a vigilare che tutte le regioni abbiano una rappresentanza equa – sostiene –. Non ci devono essere penalizzazioni per regioni a basso tasso demografico come la nostra. È stata una giornata storica, perché era dal 1983 che si cercava di tagliare i parlamentari, ma ora bisogna rimettere ordine con la legge elettorale, i nuovi collegi, tutta la macchina interna del Parlamento per fare in modo che la Sardegna abbia la rappresentanza che le spetta».

Il via libera al taglio è arrivato anche col voto decisivo del Pd, che nei precedenti passaggi in aula aveva detto no. Ma ora è al governo con il M5s. «È cambiato il contesto politico – ammette la deputata Romina Mura –. C’è stato un accordo tra noi e i 5 stelle che prevede impegni precisi su legge elettorale, regolamenti, sfiducia costruttiva. Tutte modifiche che dovrebbero compensare le storture in tema di rappresentanza che ci sono. Ci siamo fidati, anche se con difficoltà, e ora speriamo possa prendere il via una stagione di riforme. L’importante è che il Pd tenga sempre la barra dritta». Per il dem Gavino Manca il voto sul taglio dei parlamentari è in linea con la riforma costituzionale Renzi-Boschi bocciata al referendum. «L’eliminazione del Senato andava in quella direzione. Ora dobbiamo lavorare perché la nuova legge elettorale, che sarà varata entro dicembre, garantisca i territori. La useremo per porre rimedio agli errori». Per una volta anche l’opposizione si è ritrovata a votare con M5s e Pd. «Siamo sempre stati a favore per una questione di principio – spiega Ugo Cappellacci, deputato di Fi –. Ma è una riforma malfatta che da sola non basta. Mi auguro che la nuova legge elettorale possa modificare quegli aspetti che creano disparità tra territori». Sì convinto anche da Guido De Martini, parlamentare della Lega. «Ma mi auguro sia un punto di arrivo – dice –. Sento ancora persone dire
che i parlamentari sono ancora troppi. Ma la politica rappresentativa ha un costo. Il taglio dei parlamentari è per quello che i cittadini vogliono, ma ora bisogna fermare il vento dell’antipolitica. Non si può più fare passare il concetto che tutti i politici sono fannulloni o ladri».

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