SASSARI. Se per la Regione la Procura della Repubblica dovrebbe aprire un’inchiesta sull’università, per il programma “Rientro dei cervelli”, per i magistrati di via Roma il caso è già chiuso. Nei...

SASSARI. Se per la Regione la Procura della Repubblica dovrebbe aprire un’inchiesta sull’università, per il programma “Rientro dei cervelli”, per i magistrati di via Roma il caso è già chiuso. Nei giorni scorsi, il gip ha mandato in archivio il fascicolo relativo a una precedente segnalazione per lo stesso episodio che è stato sottoposto, a fine gennaio, all’attenzione della Procura dall’assessorato regionale alla Pubblica istruzione. La direzione generale ha anche sospeso in autotutela il pagamento dell’ultima tranche di un finanziamento da un milione e mezzo.

Al centro della vicenda c’è la graduatoria del 2013 per l’assunzione di sette ricercatori che in precedenza avessero svolto attività di ricerca all’estero.

Da sei anni, questa lista viene contestata da una candidata esclusa con denunce, ricorsi al Tar e in ultimo anche con una segnalazione alla Regione che ha sospeso il finanziamento. Sonia Fernandez Sanchez ipotizza i reati di omissione d’atti d’ufficio e abuso d’ufficio a carico dei componenti della commissione universitaria che valutò i requisiti dei candidati e attribuì i relativi punteggi.

La parte penale della vicenda si è conclusa con un decreto di archiviazione emesso il 15 febbraio scorso dal gip Michele Contini, su richiesta del pubblico ministero. La ricercatrice si era opposta all’archiviazione, ma il gip le ha dato torto su tutta la linea.

Un sospiro di sollievo per i componenti la commissione: Donatella Spano (oggi assessora regionale all’Ambiente), l’allora rettore Attilio Mastino, il prorettore Omar Chessa, il direttore generale dell’università Guido Croci, Giovanni Maria Uda, Gerard Aimè Pinna, Simonetta Sanna e Paola Murru difesi dagli avvocati Antonio Mereu e Pier Luigi Carta.

Il giudice Contini nella sua ordinanza riferisce, fra l’altro, le ragioni che avevano spinto il Tar a rigettare il ricorso amministrativo presentato dalla studiosa. «La persona offesa – scrivevano i giudici amministrativi – non aveva alcun titolo per partecipare alla selezione di cui si contesta la legittimità».

Il giudice ha considerato manifestamente infondata l’asserzione di Sonia Sanchez che la responsabile del procedimento non le avesse consegnato gli atti nei tempi stabiliti.

Secondo il gip, non è «neppure astrattamente ipotizzabile» il delitto di abuso d’ufficio perché «essendo il bando di concorso un atto amministrativo l’inosservanza delle sue disposizioni non è riconducibile alle violazioni previste dall’articolo 323 del codice penale».

Al difensore della Sanchez Gianni Loy, nonché suo marito, il giudice contesta di avere «l’ambizione di modificare l’oggetto del presente procedimento penale trasformandolo in un “nuovo e ulteriore” ricorso amministrativo. Ciò non è consentito dal nostro ordinamento».

Ora resta al vaglio della magistratura
sassarese il nuovo fascicolo, inoltrato dalla Regione dopo la segnalazione della ricercatrice e del suo avvocato. Nel frattempo, anche un altro ricercatore escluso dal bando ha chiesto all’avvocato Loy di assisterlo contro l’Università.

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