Ci sono persone che dopo un evento catastrofico continuano a comportarsi come se niente fosse. Non che rifiutino la realtà, non la vedono proprio. Si tratta di amnesia post traumatica.Questa sindrome...

Ci sono persone che dopo un evento catastrofico continuano a comportarsi come se niente fosse. Non che rifiutino la realtà, non la vedono proprio. Si tratta di amnesia post traumatica.

Questa sindrome collettiva deve avere colpito i consiglieri del Partito Democratico che, a Palazzo Ducale, in questi giorni continuano a ballare con i vecchi passi della politica. Dal 4 marzo la musica è cambiata ma loro, che avrebbero dovuto sentire con un certo anticipo il trambusto nell’orchestra elettorale che stava studiando il nuovo spartito, continuano a ballare il valzerino logoro delle strategiche occupazioni dei posti di potere. Sembra impossibile: a tredici mesi dalle elezioni comunali e regionali, queste signore e questi signori non si sono accorti che il 4 marzo gli elettori hanno spazzato via con un voto il loro “esercito”. Invece di dedicarsi alla ricostruzione di un consenso elettorale che è svanito, continuano a rivendicare ruoli e scranni come se niente fosse cambiato. Oggi si concentrano sulla poltrona del presidente del Consorzio industriale, Pasquale Taula, a suo tempo espresso dal sindaco Nicola Sanna. Poltrona che viene rivendicata da qualcun altro più rappresentativo di cosa e di chi non si capisce. Perché il 4 marzo hanno perso tutti.

I consiglieri comunali vicini a Silvio Lai, Giacomo Spissu, Gianfranco Ganau, lo stesso Nicola Sanna _ tanto per fare i nomi eccellenti _ si fronteggiano gonfiando i muscoli afflosciati dal ko delle politiche e continuano a comportarsi come se detenessero il potere assoluto.

Se accettassero suggerimenti, gli esponenti del Partito Democratico sassarese potrebbero cominciare a valutare un cambio di passo che dovrebbe essere preceduto dalla osservazione della realtà che li circonda. Spostando lo sguardo dal proprio ombelico politico, guardandosi un po’ intorno, gli strateghi smemorati potrebbero vedere le emergenze che veramente interessano i loro elettori.

Guardando in giro, scoprirebbero che in questa città e in questo territorio intristiti ci sono piccoli e grandi problemi da affrontare con pragmatismo e senso di responsabilità, ricette realizzabili, progettualità.

Il consorzio industriale, che tanto appassiona i dem, non è un recinto di potere da riempire ma è un luogo svuotato e da ri-costruire per provare rilanciare l’industria e il lavoro. Migliaia di famiglie aspettano soluzioni. Poi c’è tutto il resto: dalle buche nelle strade alla scommessa del lancio di Platamona nel mercato turistico, per arrivare alla costruzione del ruolo di Sassari nella cosiddetta area metropolitana. Questioni da risolvere al più presto e non tanto per vincere le elezioni, quanto per parlare finalmente agli
elettori di qualcosa di concreto. Temi agganciati alla realtà che i sassaresi vivono ogni giorno e di cui vogliono sentire parlare chi li rappresenta o si candida a rappresentarli. Altrimenti, la lezione del 4 marzo non avrà insegnato niente.

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