IL FUNERAle

L’ultimo saluto a Ruzzetta con le note di “Li Candareri”

SASSARI. La musica del tamburino della Faradda, le note di «Li Candareri», il lungo e commovente applauso di centinaia di persone di tutte le età. Ginetto Ruzzetta non è andato via solo. Il poeta che...

SASSARI. La musica del tamburino della Faradda, le note di «Li Candareri», il lungo e commovente applauso di centinaia di persone di tutte le età. Ginetto Ruzzetta non è andato via solo. Il poeta che ha messo in musica l’anima di Sassari, scomparso sabato notte all’età di 78 anni, è stato accompagnato nel suo ultimo viaggio da tantissimi concittadini noti e meno noti. All’interno della chiesa di Santa Maria Bambina, hanno trovato posto tra gli altri il sindaco Gianfranco Ganau e l’assessore alla Cultura, Dolores Lai, ma anche musicisti (come Giuliano Rassu, nipote di Ginetto), vecchi amici e semplici appassionati di musica. In prima fila l’amata moglie Antonella, anche lei malata, che ha sopportato il dolore con compostezza seduta su una sedia a rotelle. Don Gavino Sini, amico di vecchia data di Ruzzetta, nell’omelia ha posto l’accento su un episodio capitato venerdì: l’artista era stato operato alla gola appena il giorno prima. «All’improvviso, nel suo letto di ospedale, si è messo a cantare – ha detto don Sini –. Lui a causa di un ictus non aveva potuto parlare, nè cantare, per tanti anni. Non è vero che Ginetto è morto due volte. Lui in questi quindici anni è rimasto in silenzio ma ha sempre trovato conforto nella fede. Forse dopo l’intervento gli si era liberata la gola, ma voglio pensare che quel canto sia stata una liberazione nel momento immediatamente precedente la sua morte».

Ai piedi della bara una chitarra fatta di fiori, donata dai musicisti algheresi del Trio folk la Muraglia, e un mazzo di fiori con un drappo rossoblù, i colori della città, lasciato da un gruppo di ultras della Torres. Poi le note dell’Ave

Maria in sardo e l’uscita del feretro. All’esterno, sotto una pioggia battente, il rullo di tamburo dei gremianti e le note della sua canzone più famosa. Come nel testo di Li Candareri, il sindaco in prima fila e i sassaresitutti vicini, “senza disthinzioni”. L’ultimo regalo di Ginetto.

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