Appalti, si cambia: vince chi fa l’offerta più vantaggiosa

Enti locali e sindacati danno vita alla Consulta dell’edilizia Piredda: il nuovo criterio garantisce sicurezza e concorrenza

SASSARI. La parola d’ordine è condivisione, il metodo la scelta di un nuovo sistema per l’affidamento degli appalti. Su questi presupposti è nata la Consulta dell’edilizia, un organismo tecnico-politico composto da enti locali e organizzazioni sindacali del settore costruzioni. Il protocollo d’intesa, siglato nei giorni scorsi, è stato illustrato ieri alla stampa nella sala conferenze della Camera di commercio.

Si tratta del primo passo importante col quale la Provincia, i comuni di Sassari, Alghero e Porto Torres, d’intesa con i responsabili del sindacato edilizio, vogliono affrontare la crisi che in quattro anni ha di fatto dimezzato uno dei settori vitali dell’economia del nord Sardegna. L’intesa arriva dopo un frenetico lavoro di mediazione e chiude un’intensa stagione di lotta che ha visto operai e imprenditori uniti per la soluzione di una vertenza difficile. D’ora in avanti, qualsiasi iniziativa legata all’edilizia dovrà essere vagliata dagli Stati generali delle costruzioni che si impegnano a fare lavoro di monitoraggio per segnalare e denunciare eventuali situazioni anomale.

La chiave di volta dell’accordo, in sei punti, è l’applicazione alle gare d’appalto del sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa (e non più quella del massimo ribasso) grazie al quale le amministrazioni si impegnano non solo a garantire trasparenza e legittimità nelle procedure di affidamento dei lavori, ma soprattutto ad adottare un criterio «che garantisca - ha rimarcato Andrea Piredda, presidente dei costruttori di Confindustria - qualità, sicurezza nei cantieri e contrasto al fenomeno della concorrenza sleale». Non meno importante è il contrasto al lavoro nero e irregolare, fenomeno che secondo gli analisti, complice la recessione, è cresciuto particolarmente negli ultimi anni.

L’intesa ha un valore politico notevole, ma è importante anche sul piano normativo perché fissa dei punti che vincolano le amministrazioni al rispetto degli accordi ratificati. «Il vero problema - ha detto Alessandra Giudici, presidente della Provincia - era e resta il limite imposto dal patto di stabilità, un vincolo che non consente di affrontare la crisi con gli strumenti adeguati, mi pare sia arrivato il momento di rimodularlo in base alla situazione del nostro territorio». L’accordo è un risultato importante anche per Vinicio Tedde, assessore agli Affari generali di Palazzo ducale: «Non si tratta di una semplice dichiarazione d’intenti - spiega - ha un valore normativo importante soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza nei cantieri». Secondo Leonardo Masia, dell’Associazione imprese edili e manifatturiere, il nodo da sciogliere è il Puc: «Da sei anni aspettiamo uno strumento indispensabile come il Piano urbanistico - ha rimarcato - in mancanza del quale non possiamo programmare le nostre attività». Paolo Spezziga (Confartigianato) propone invece di “esportare” il modello anche nell’hinterland, una realtà difficile in cui la crisi, se possibile, è ancora più acuta. Tirando le fila dell’incontro, Pietro Doro (Filca-Cisl), affiancato dai colleghi delle altre sigle, Stefano Simula (Fillea-Cgil) e Marco Foddai (Feneal-Uil), ha fatto il punto sulla crisi,

snocciolando le cifre di una disfatta senza precedenti: «Nel 2008 le costruzioni rappresentavano il 50 per cento del comparto industriale sardo. Oggi dobbiamo fare i conti con una crisi che ci ha tagliato le gambe, ci auguriamo che questo protocollo sia il primo passo verso la ripresa».

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