La gentilezza antica del professore numismatico

Dopodomani sono 100 anni dalla nascita di Lorenzo Forteleoni

Il professore. Dopodomani sono cento anni dalla nascita di Lorenzo Forteleoni. Un altro di quei non-sassaresi che però, vivendo e lavorando a lungo qui, si sono fatti onore a Sassari e, soprattutto, hanno fatto onore alla città. Ebbe tre grandi meriti: quelli acquisiti come insegnante e e come preside, quelli dovuti al suo hobby, la numismatica, diventata presto una specializzazione scientifica, infine quelli legati alla sua attività come politico. Era nato a Luras da una famiglia di proprietari terrieri industriali del sughero, studiò al ginnasio di Tempio e all’ “Azuni”. A Sassari si laureò in leggi a 23 anni e quindi si iscrisse a Roma in Filosofia, ma la guerra lo costrinse a interrompere quegli studi. Intanto aveva cominciato a insegnare a Sassari, Storia e Filosofia.

Fu anche mio professore all’”Azuni”: era un uomo molto bello, dagli straordinari occhi grigio-azzurri. Si diceva che le ragazze dei corsi femminili venissero a vederlo da vicino. Dell’Azuni fu poi, nel 1960, anche preside, come fu preside del liceo scientifico “Spano”. Negli anni Cinquanta e Sessanta fu anche professore universitario, prima ad Agraria e poi a Leggi, dove insegnò Economia politica e Statistica. Ma in seguito fu distaccato presso la Soprintendenza archeologica, dove lo destinava la sua passione per la numismatica (aveva altri due hobby, la radio e la fotografia). Nel 1961 pubblicò da Gallizzi un libro sulle “Emissioni monetali della Sardegna punica”, che ha costituito a lungo un punto di riferimento per gli studiosi: e a lui del resto si deve il primo ordinamento del “medagliere” (che sarebbe il Gabinetto delle monete) del Museo “Sanna”.

Candidato come indipendente nelle liste della Dc nel 1960, fu eletto consigliere provinciale e della Provincia fu presidente dal 1961 al 1963.

Farne memoria ai sassaresi di oggi mi è sembrato un dovere. E l’ho fatto anche con grande piacere, ricordandolo come un uomo buono e saggio, di grande cultura e di gentilezza antica.

La luce e le panchine. Mi scrive un’amica: come mai i lampioni delle vie sassaresi illuminano la strada e non i marciapiedi?. «La strada – scrive – andava illuminata quando la gente passava di lì, a piedi o in carrozza. Oggi sulla strada

passano le automobili, che la luce ce l’hanno di loro, e invece i pedoni sono costretti a brancolare al buio sui marciapiedi. Si vede che è destino, dato che lì in viale Trento le panchine guardano sul nulla e girano le spalle al magnifico golfo e all’antica tremma, sempre cara ai sassaresi».

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