Area di San Simeone, Bonorva punta al totale recupero

Il Comune potrebbe acquistare anche la chiesetta intorno alla quale sono nate diverse leggende

BONORVA. Prosegue il grande impegno dell’amministrazione guidata da Giammario Senes per il recupero, restauro e conservazione dei numerosi beni archeologici, architettonici, storici e monumentali presenti nel territorio comunale. Una delle emergenze più importanti riguarda una chiesetta, ormai in una situazione di degrado. La chiesetta è situata in un terreno di proprietà privata sul pianoro che conduce a “Su Monte” e alla piana di Campeda. L’area nella quale insiste il complesso storico con importanti reperti di epoca nuragica e romana, rappresentati in particolare da una fortezza punica del V secolo a.c. e dalla chiesetta dedicata a San Simeone, risalente ai primi del 1300, è ora stata messa in vendita per cui l’amministrazione, su proposta del sindaco, Giammario Senes, ha deliberato di procedere all’esercizio della prelazione sui terreni e immobili, sottoposti a vincolo e tutela archeologica, ai sensi della legge n. 1089/39.

L’acquisto dell’area è anche il primo passo necessario per l’accesso a eventuali finanziamenti che possono consentire gli interventi di recupero per renderla fruibile alla comunità. L’acquisto dell’intera area prevede una spesa di circa 23.000 euro, anche se il Comune in un secondo tempo potrebbe trovare il modo per utilizzare solo l’area di pertinenza della chiesa che rappresenta un pezzo importante della storia del paese.

Il santuario, dedicato a San Simeone, fu costruito intorno al 1354 sulla cima dell’altopiano di Campeda che si affaccia, con uno sviluppo quasi circolare, sulla vallata di Semestene verso Bonorva, in una posizione ritenuta ideale, in periodo punico, per un paese-fortezza dal quale controllare un passo obbligato verso il Sud della Sardegna. Gli abitanti vi rimasero però solo una trentina d’anni poiché scoppiò la peste e preferirono ritornare a valle. Sulla vicenda esiste anche una leggenda che narra di una drammatica decisione dovuta alla necessità di sfuggire alla “Musca Maghedda” (Mosca macellaia) che causò tanti morti.

Gli abitanti, secondo la leggenda, riempirono due forzieri, uno con i gioielli e l’altro con la “Musca Maghedda” e li seppellirono nella chiesa di San Giovanni nel nuovo nucleo dell’attuale Bonorva.

Da allora pare che nessuno abbia mai avuto il coraggio di aprirli per evitare di contrarre la peste. Si tratta evidentemente di una delle tante leggende sulla fine del borgo di San Simeone dove rimangono ben visibili i resti del piccolo centro agricolo e i ruderi del santuario. E’ sincera e durevole nell’animo della gente la devozione per il santo vescovo orientale che è ricordato con solenni manifestazioni. Il borgo sorto intorno al Santuario fu sicuramente uno dei primi insediamenti della gente di Bonorva, che, a causa dell’insalubrità del posto, ben presto lo abbandonò per sistemarsi più a valle dove, attorno alla chiesetta di Santa Croce, sorsero le prime case del nuovo centro

abitato. A ricordo del veloce passaggio della civiltà bonorvese sul posto sono rimasti alcuni ruderi delle abitazioni, le mura diroccate e alcune arcate del piccolo santuario, dedicato al Santo, che, da poco, è stato oggetto di lavori di recupero e consolidamento delle strutture portanti.

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