Zone industriali ad alto rischio amianto

Le coperture si stanno degradando (non solo in aree periferiche) e il micidiale asbesto viene trasportato dal vento

SASSARI. Giusto vent’anni fa, in mostruoso ritardo rispetto agli altri paesi europei, venne varata la legge che vietava l’utilizzo dell’amianto. A vent’anni di distanza, però, questa sostanza utilizzata principalmente nell’edilizia, continua a essere una minaccia per la salute dei cittadini. Negli ultimi anni in tantissimi edifici pubblici si è provveduto alla rimozione o alla messa in sicurezza delle componenti in amianto. Altrettanto non si può nel caso delle proprietà private.

Una situazione di potenziale pericolo spalmata sull’intera città, dal centro storico alla zona industriale, ma particolarmente allarmante nella zona ex Asi di Porto Torre, proprio a due passi dallo stabilimento petrolchimico. Anche a causa del vento che negli ultimi tempi ha spesso soffiato con velocità superiori 40 chilometri orari, la copertura di alcuni capannoni mostra importanti segni di cedimento. Capannoni che, come nel caso di quello della Ferriera Sarda, furono costruiti quando l’uso dell’amianto era consentito se non consigliato. Ora invece, piogge e venti, stanno letteralmente polverizzando le coperture di quei capannoni. Polveri estremamente pericolose che se inalate causano l’asbestosi (malattia respiratoria cronica) che colpisce il tessuto polmonare e per la quale non esiste una cura; mesotelioma, tumore maligno che aggredisce la pleura; carcinoma polmonare e tumori gastrointestibali. L’asbesto (fibra di amianto) è un killer silenzioso, dal lunghissimo “tempo di latenza”, cioè il periodo che intercorre fra l’insorgere della malattia e i primi sintomi. Un problema che riguarda tutti i lavoratori dellezone industriali, già esposti ad altri fattori inquinanti, ma che coinvolge tutte quelle che persone che operano o vivono in prossimità di costruzioni con le coperture in eternit. A Porto Torres, poi, l’allarme è anche visibile, con quei capannoni che mostrano minacciosi il degradarsi dell’eternit. «Qui la situazione non è delle migliori per i noti problemi ambientali – denuncia l’esponente dell’Idv nonché consigliere comunale Davide Tellini – ma quelle coperture in amianto fanno venire i brividi solo a guardarle. E ogni giorno sono migliaia le persone che transitano nei pressi di quei capannoni, senza contare le centinaia di lavoratori che operano in questa zona». La bonifica, o la messa in sicurezza dei capannoni, spetterebbe ai proprietari ma l’azienda aveva licenziato tutti i dipendenti nel 1979 e da allora non si sono avute più notizie dei dirigenti o dei titolari della Ferriera Sarda. Una situazione di potenziale pericolo che ha portato alla denuncia di due sindaci di PortoTorres (Luciano Mura e Beniamino Scarpa) che però avevano le armi spuntate. L’unico provvedimento possibile risale ad alcuni mesi fa quando la polizia locale, su ordine della magistratura, ha posto sotto sequestro e recintato l’area a rischio. «Credo che sia necessario un intervento della autorità sanitarie – agginge Davide Tellini – senza il quale è difficile assumere qualsiasi provvedimento. Resta poi da capire se la messa in sicurezza spetti al Comune o al Consorzio

industriale che, vista l’inattività della Ferriera Sarda, potrebbe rientrare in possesso dell’area e dei capannoni. Il problema esiste ed è grave, e non è possibile che i cittadini vengano esposti a un rischio di contrarre gravi malattie così elevato».

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