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Silvio Lai: «Dobbiamo vincere per salvare un paese in ginocchio»

SASSARI. «Questa campagna elettorale sarà molto difficile perché non è vero che abbiamo già vinto». Quasi un mantra quello che è riecheggiato ieri pomeriggio nel salone “Candelieri” dell’hotel Grazia...

SASSARI. «Questa campagna elettorale sarà molto difficile perché non è vero che abbiamo già vinto». Quasi un mantra quello che è riecheggiato ieri pomeriggio nel salone “Candelieri” dell’hotel Grazia Deledda, dove il Partito democratico ha aperto la campagna elettorale per la provincia di Sassari. Una sala affollatissima, con tante facce nuove ma anche molti volti conosciuti per la loro lunga militanza nei partiti che hanno preceduto la nascita del Pd. Al tavolo presidenza il sindaco Gianfranco Ganau (in veste di padrone di casa) e il presidente della Provincia Alessandra Giudici a rappresentare il territorio che dovrà pronunciarsi in occasione della prossime elezioni; il segretario regionale del Pd, nonchè capolista per il senato, Silvio Lai e la candidata sempre per il senato Alba Canu; Guido Melis, Gavino Manca, Lello Di Gioa e il sindaco di Florinas Giovanna Sanna, tutti candidati per la camera dei deputati. Era invece assente Salvatore Rubino, perché impegnato all’estero, mentre dal parterre mancava il segretario provinciale Giuseppe Lorenzoni, colpito da un lutto.

Una campagna elettorale difficile «ma diversa dalle altre perché arriva in un momento particolare – ha detto Silvio Lai –.Per la prima volta, dalla fine della guerra, questo paese non cresce e non c’è nessuna prospettiva di miglioramento dell’economia, dei diritti, nel benessere generale. Una situazione che non è solo figlia delle crisi internazionale ma che è dovuta a un governo che negava l’esistenza della crisi, capace solo provvedimenti populisti di nascondere la spazzatura sotto il tappeto». Una crisi che si è fatta particolarmente crudele nei confronti della Sardegna, come è stato evidenziato in quasi tutti gli interventi. Una recessione che ha colpito le fasce sociali più deboli e il mondo del lavoro. «I dati sono terribili – ha detto Guido Melis –: il tasso di disoccupazione è arrivato all’11,2 per cento che in Sardegna cresce fino al 14 per cento; la disoccupazione giovanile è al 36 per cento che in Sardegna cresce di altri 8 punti. Dati che ci dicono che bisogna invertire la marcia». «Queste elezioni saranno quelle della svolta – ha sottolineato con forza Silvio Lai –, che cambieranno il volto al paese, e che serviranno anche a cancellare gli indigesti balletti ai quali stiamo assistendo in Regione, una regione (unica in Italia) che non ha ancora una finanziaria e che ha creato un buco di un miliardo e quattrocento milioni di euro nella sanità. Il 24 e 25 febbraio dobbiamo dare una spallata decisiva al berlusconismo ma anche per la giunta Cappellacci. Una battaglia politica condensata in quattro punti: entrate e patto di stabilità, rilancio del sistema industriale, sviluppo ecosostenibile e bonifiche sia nei siti industriali sia militari, diritto alla mobilità interna ed esterna ».

«Siamo contenti che sia possibile una svolta anche se non abbiano ancora vinto – ha esordito Giovanna Sanna – e soprattutto dobbiamo evitare che si ripetano sitazioni simili a quella del 2008. Ma il vero bando di prova per il Pd e il centro sinistra sarà quello di rilanciare il lavoro. Cosa che però non può prescindere dal rilancio della scuola e della ricerca. E non dobbiamo dimenticare il patto di stabilità che va modificato poichè blocca ogni prospettiva di programmazione e sviluppo agli enti locali». Una risposta precisa alle sollecitazioni del sindaco di Benettuti Gianni Murineddu e di Ittiri Tonino Orani che hanno testimoniato le difficoltà degli amministratori locali, costretti a confrontarsi con continui tagli ai trasferimenti e responsabilizzati per nuove tassazioni che in realtà vanno a finire interamente nelle casse dello stato. Ma quello che occorre è soprattutto un cambio culturale, un anche se «sarà una battaglia durissima – ha detto lo scrittore Flavio Soriga –. Noi però siamo diversi, quando promettiamo una cosa, la facciamo. E quando non arriviamo primi, quando perdiamo ci ritiriamo. Dall’altra parte no, perché

ci sono i cialtroni. Noi cambiano i segretari ma non il partito, chi perde va via. Questi invece non se ne vanno mai». Per questo lo scrittore ha invitato candidati e militanti a «cercare fra gli indecisi anche se saremo costretti a dire cose difficili». (p.s.)

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