Beppe Grillo in piazza: bagno di folla a Sassari

Diecimila persone per il leader di Movimento 5 Stelle: «Sardi, è tempo di dire basta, riprendetevi

la vostra terra» - FOTO - VIDEO

SASSARI. Beppe Grillo ha sempre riempito le sale per i suoi spettacoli quando in questi ultimi vent’anni metteva in piazza i misfatti dell’Italia. Ma ieri sera piazza d’Italia era affollata in modo immenso per il comizio di Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle. E lui, il comico-politico, alla fine a questa gente - diecimila persone - che gremiva la piazza nonostante la pioggia, ha sussurrato: «Adesso andate via in silenzio e diffondete il verbo». Il verbo di M5S che si diffonde come un’epidemia - sono parole sue - all’interno della rete. «Noi non abbiamo speso un centesimo per la nostra campagna elettorale, non vogliamo i rimborsi e quelli di destra e sinistra dobbiamo mandarli tutti a casa». È cominciato così il comizio di Beppe Grillo, attorniato dai suoi ragazzi, giovani candidati e attivisti che sono là a rappresentare la comunità. «Io giro con un camper e quando ci fermiamo ci regalano prosciutti e formaggi e noi per pagare il carburante facciamo uno scambio. Perché questo deve accadere, ognuno deve aiutare l’altro», comunque, «ci stiamo prendendo il paese, voi dovete riprendervi la Sardegna. Adesso arrivano gli arabi del Qatar e vi gettano sulla costa 175.000 metri cubi di cemento. La vostra isola della quale siete stati usurpati, siete diventati una piattaforma per i missili e vi hanno espropriato i terreni. Se andiamo là, ve la restituiamo la vostra terra», ma poi si blocca: «Stavo già promettendovi cose... come loro» e si ferma a parlare del lavoro, «che è diventato una parola oscena, ma è lavoro quello dei minatori del Sulcis che stanno dentro le miniere e si prendono la silicosi o quello dei giovani che studiano, vanno all’estero, si laureano, si fanno un mazzo così e tornano per andare a lavorare in un call center per 500 euro al mese. Ma ci vadano i figli della Fornero a lavorare là». Incontenibile e la folla ride, applaude, acconsente. Applausi quando dice che bisogna riprendersi la sovranità energetica, basta pale eoliche che «voi mettete il vento e loro si portano via i soldi». Solo quando dice dell’«eccellente sanità a Sassari», la folla lo riprende e lui si corregge: «Mi avevano detto così. Ma attenzione quando si parla di sanità e di salute, non confondete le due cose. Se il tenore di vita sale la salute migliora, altrimenti si muore». Come muoiono le piccole imprese sarde, come non possiamo parlare più di agricoltura sarda e italiana: arriva tutto da fuori. E ricorda la sua battaglia al fianco di Gavino Sale con i pastori sardi che «non li facevano entrare a Roma per protestare e la polizia li bastonava». O quando a Porto Torres arrivano le pecore dalla Romania, mentre quelle sarde non vengono vendute: «Ma i pastori sardi hanno sentito il belato romeno e non le hanno fatte entrare. Dovete impedire che le pecore vengano importate». Pollice verso per la chimica verde: «Non esiste, vi stanno ingannando, è come dire Berlusconi sincero» e attenzione alle «biomasse, sono una presa per il culo».

Le aziende sarde che muoiono perché le banche e lo Stato «le fanno morire. In altri Paesi europei se un’azienda produttiva va in difficoltà, lo Stato l’aiuta. Qui ti ammazzano». Ecco perché nell’Agenda Grillo c’è un punto fondamentale: il reddito di cittadinanza. «I soldi ci sono per tutto, per far vivere bene la gente di questo Paese. In Sicilia i nostri quindici consiglieri regionali destinano il 75 per cento della loro indennità a sostegno della microimpresa: un piccolo patrimonio di 125mila euro di ognuno di loro, moltiplicatelo per 15 e vedrete che i soldi ci sono»; ed elenca tutta una serie di “sacche” dello Stato dove le risorse vengono gestite malamente. «Eliminiamo le province, accorpiamo i comuni». Quindi, parlando dello scandalo Mps («il più grande nella storia finanziaria italiana») e degli intrecci politici che chiamano in causa Pd, Lega e mezzo arco costituzionale, non ha tralasciato di ricordare «le gengive di Gargamella del Pd». Stoccate anche a «Re Giorgio Napolitano, che dovrebbe far tirare fuori i nomi, invece dice che c’è la privacy». Quindi, un appunto lo ha fatto per il Banco di Sardegna: «Era la banca dei sardi e ve l’hanno portata via».

Non lesina battute per il «Nano Berlusconi: vuole restituire l’Imu! La restituisce in contanti, con un set di pentole e lenzuola». Ma «la stampa è contro di me: scrive che voglio bombardare il parlamento. Non capiscono le battute. Però, in guerra col Mali ci siamo davvero. Noi facciamo logistica, ci è stato detto, e siamo in missione di pace. Se fanno rappresaglia in Italia con chi ce la prendiamo?». Quindi, rassicura chi gli chiede confronti in tv: «Prima

o poi ci vado. All’improvviso e dico cose vere. E se andiamo là apriremo il parlamento come una scatola di tonno. Il mio avvocato voleva venire a spiegarmi la legge di stabilità, ma non ce la fa: leggendola è dovuto andare in analisi». E la folla esplode.

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