Mostro di Firenze, spunta pistola comprata a Sassari

È stata ritrovata a Potenza: è lo stesso modello usato per i delitti. Fu acquistata in una armeria di piazza Tola nel 1960

POTENZA. Una linea rossa collega nuovamente la Sardegna ai delitti del mostro di Firenze. Una scia che questa volta parte da Potenza, dove è spuntata una pistola che rimanda agli otto duplici omicidi seriali: il modello è lo stesso utilizzato dal mostro. Una Beretta calibro 22 rinvenuta nel bunker dell'aliquota di polizia giudiziaria del capoluogo lucano, che secondo le indagini della scientifica dell'Arma potrebbe essere stata acquistata a Sassari nel 1960. Dietro a quella pistola si nasconde il vero mistero del mostro, ma adesso è la stessa arma a costituire un rebus risolto soltanto in parte. Rinvenuta due anni fa nel deposito giudiziario, come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, la semiautomatica senza padrone ha reso necessaria l'apertura di un'indagine della Procura potentina per attribuirne la provenienza. Dalla matricola abrasa sulla canna il Ris è riuscito a risalire a parte del numero di identificazione. Quasi tutto, a dire la verità, ad eccezione di una cifra. Attraverso tecniche sofisticate il metallo abraso ha restituito un seriale alfanumerico: una lettera "C" e "3322" come ultime quattro cifre del numero identificativo. L'anno di uscita dalla fabbrica è risultato essere il 1960. Dall'inchiesta coordinata dal procuratore facente funzioni Laura Triassi e dal pm Daniela Pannone è emerso che una pistola dello stesso tipo, con matricola che comincia con la lettera "C" e con "3322" come ultime cifre è stata venduta il 23 maggio del 1960 da un'armeria di piazza Tola a Sassari. Le altre quattro pistole compatibili con quelle cifre, prodotte dall'industria bresciana, sono invece state vendute a Roma, in provincia di Salerno e due negli Stati Uniti. Le altre coincidenze legate alla Beretta misteriosa indicano ancora la Sardegna e precisamente quella pista sarda che guidò l'inizio delle indagini sul mostro, poi abbandonata ma mai esclusa del tutto dagli inquirenti.

Dopo lunghe ricerche sulle armi di quel tipo vendute negli anni degli omicidi seriali in Toscana, gli investigatori giunsero alla conclusione che vi erano altissime probabilità che la Beretta 22 utilizzata fosse quella di Stefano Aresti, amico di Salvatore Vinci, sardo emigrato in Toscana proprio nel '60. Vinci fu uno dei protagonisti della pista sarda, aperta dagli inquirenti quando si scoprì che i bossoli Winchester long

rifle con la lettera "H" incisa sul fondello trovati sui luoghi degli omicidi delle coppiette erano stati sparati dalla stessa pistola che nel '68 uccise Antonio Lo Bianco e Barbara Locci a Signa. Quest'ultima era la moglie di Stefano Mele, un manovale sardo emigrato in Toscana.

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