Aru, un altro Ignazio sardo tra le stelle del ciclismo

Nato a Pirri nel 1937, al terzo Giro di Sardegna nel 1960 conquistò la maglia del leader della classifica nella tappa che si concluse allo stadio Amsicora

Alla terza edizione del Giro di Sardegna, che si svolse ai primi di marzo del 1960, a fianco alle formazioni più titolate (tra cui la Faema di Rik Van Looy, la Ignis di Miguel Poblet, la Carpano di Nino Defilippis) partecipò anche l'Audax, una squadra formata da cinque corridori sardi (Aru, Ciolli, Garau, Mura e Pau).

Ignazio Aru, che era nato a Pirri nel 1937, conquistò la maglia rossoblu del leader della classifica nella terza tappa del Giro che si concluse allo stadio Amsicora di Cagliari, quindi davanti al pubblico di casa. Poi si difese bene nelle due tappe successive con arrivo ad Oristano e a Nuoro (vinte entrambe da Rik Van Looy).

L'alfiere del ciclismo isolano (che i cronisti locali definirono con l'immancabile enfasi “il piccolo Coppi sardo”) affrontò l'ultima tappa, che portava i corridori da Nuoro a Sassari, con un vantaggio di 24 secondi su Pambianco e di 27 secondi sul belga De Roo. Per un lungo tratto tutto sembrò andare bene per lui: le cronache riferiscono che alla stazione di Benetutti il gruppo era compatto, che un attacco di Nencini nella discesa di Bono era stato rintuzzato e che alla cantoniera di Pattada nessuno aveva cercato di aggirare il passaggio a livello che i corridori avevano trovato abbassato. Fu però subito dopo Ittiri che cominciarono i guai per Aru. Forò infatti lungo la discesa che porta al bivio per Olmedo e, siccome l'auto del cambio gomme era lontana e nessuno dei suoi compagni di squadra era rimasto con lui, fu costretto ad un lungo inseguimento da solo. Riuscì a riportarsi tra i primi ma quello sforzo gli risultò alla fine fatale. Infatti, quando a pochi chilometri dal traguardo di Sassari, andò in fuga un gruppetto di corridori tra cui anche il belga De Roo, Aru che, come spiegò dopo, temeva e “marcava” soprattutto Pambianco, non ebbe la forza di seguirli e anzi accusò tanto la stanchezza di un Giro vissuto da protagonista che, lungo la salita di viale Umberto (certamente non proibitiva), la sua pedalata risultò ormai “stanca e vuota”. All'arrivo, nello stadio dell'Acquedotto, sfrecciò per primo Nino Defilippis e De Roo strappò la vittoria del Giro ad Aru che arrivò, disfatto, con un minuto e 36 secondi di ritardo: nella classifica finale il corridore sardo finì solo sesto, dietro Gastone

Nencini. A consolarlo ci furono gli applausi dei 7.000 tifosi sassaresi che gremivano gli spalti dello stadio. Quella vittoria (mancata) avrebbe dato un altro impulso alla sua carriera tra i professionisti che invece si concluse, senza ulteriori risultati positivi, soltanto tre anni dopo.

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