Sassari, imprenditore denuncia il Banco: «Tassi da usura»

Due ex direttori indagati dopo l’esposto di Salvatore Mele. Perizia del gip per valutare gli interessi pagati per vent’anni

SASSARI. Vent’anni di interessi bancari a tassi esagerati, sopra la soglia imposta dalla legge, se accertati possono costare tanto a un imprenditore. Dopo due decenni di rapporti con il Banco di Sardegna, qualche mese fa il titolare della concessionaria Nissan, della società “Auto Più”, ha portato in Procura carte e consulenze per esporre il suo caso. Sostiene di aver pagato troppo il denaro prestatogli dal Banco, filiale numero 6 di Predda Niedda, o attraverso le linee di credito che nel corso degli anni lo hanno legato a quell’istituto.

A pochi mesi dall’esposto dell’imprenditore Salvatore Mele, su richiesta della procura della Repubblica il tribunale nominerà un consulente tecnico, un esperto di conti, per capire se davvero Mele sia mai stato vittima di usura bancaria.

È questa la ipotesi di reato attribuita dal magistrato inquirente al fascicolo aperto dopo la denuncia, nel quale il pm Giovanni Porcheddu ha iscritto i nomi dei due direttori che si sono succeduti nel periodo interessato e che sono stati «responsabili», almeno formalmente, «della gestione del cliente».

Si tratta di Giovanni Cadoni e Luciana Serra, difesi dall’avvocato Piero Arru. Ovviamente l’iscrizione è atto formale, nel senso che serve a consentire alla banca di partecipare alla perizia - attraverso un suo consulente di fiducia - che sarà affidata dal giudice delle indagini preliminari durante l’udienza dell’incidente probatorio prevista per il 19 giugno. A questo stadio delle indagini, praticamente appena iniziate, è impossibile anche solo attribuire ruoli o comportamenti precisi, in una materia così complicata come quella della valutazione dei tassi di interesse rispetto all’usura.

Mele, assistito da un avvocato del foro di Torino, Francesco Antonio Morone, ha portato al pm la relazione di un gruppo di consulenti di Savona, lo studio Vinx, analisti commerciali e finanziari. Non è chiaro quale sia, nel dettaglio, l’entità del danno lamentato. Ma di certo sostiene di aver pagato interessi che in alcuni casi potrebbero aver superato la soglia d’usura (che varia in base a quanto disposto da Banca d’Italia), fino a sfiorare e superare il 20 per cento.

Anche in questo caso, è una stima assolutamente provvisoria, oltre che di parte: sarà il perito del gip Antonello Spanu, nella sua relazione finale, a stabilire se effettivamente il saggio applicato dal Banco supera il limite che separa l’attività creditizia da quella usuraria.

Il commercialista scelto dal gip, Giacomo Chirri, dovrà esaminare i documenti e accertare il tasso di interesse praticato dall’istituto di credito a Mele, come legale rappresentante di due società che avevano avuto rapporti col Banco, la Auto Più e la Tecnologie Evolute Automobili, stabilendone «l’eventuale superamento della soglia d’usura».

Non è la prima inchiesta del genere aperta sugli istituti sassaresi. Da

poco la procura ha archiviato un altro fascicolo sul Banco nato dall’esposto di un commercialista cliente di lungo corso. Sono invece imputati davanti al giudice dell’udienza preliminare due ex direttori della Banca di Sassari, denunciati dallo stesso correntista.

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