I segreti svelati dell’antica chiesa di Mesumundu

Si è conclusa la terza Scuola estiva di archeologia medievale Nelle campagne di Siligo c’era anche una stazione termale

SILIGO. Sono arrivati al termine i lavori della terza Scuola estiva di Archeologia medievale organizzati a Mesumundu dall'Università di Sassari, in collaborazione con il Comune di Siligo e la Soprintendenza per i Beni Archeologici. Gli obiettivi della Seam sono stati illustrati nei giorni scorsi dall’archeologo Marco Milanese – docente nel dipartimento di Storia, Scienze dell'uomo e della Formazione – alla presenza del rettore Attilio Mastino, del sindaco di Siligo Giuseppina Ledda, dell'assessore comunale alla Cultura Salvatore Sanna e del presidente dell'Associazione nazionale archeologi Franco Campus. Le scuole estive precedenti sono servite a localizzare il villaggio medievale e post-medievale abbandonato di Villanova Montesanto nei pressi della chiesa di San Vincenzo Ferrer, e a valutare l'ipotesi del villaggio policentrico. Ma l'obiettivo era soprattutto quello di indagare la natura, l'estensione e l'evoluzione storica del sito romano fino a costruirne, per dirla con Milanese, «una carta d'identità».

Nuove scoperte si aggiungono quindi alle prime osservazioni di Giovanni Spano del 1857, alle relazioni degli scavi di Guglielmo Maetzke degli anni '60 e alle osservazioni degli studi di Alessandro Teatini. Se le lunghe trincee di valutazione dimostrano come il sito romano sia meno esteso di quanto previsto, pochi giorni fa sono emersi alcuni resti della struttura termale romana. Si tratta di parti di un muro e di una pavimentazione in cocciopesto, particolare per la sua tenuta idraulica. Accanto a tali ritrovamenti, alcuni frammenti di tegole dimostrano come la struttura termale sia stata usata nell'XI secolo come cava di materiale da costruzione. L'area in prossimità del Rio Mannu rimanda invece alle attività di drenaggio delle acque.

Altro obiettivo era quello di avere maggiori informazioni sulla chiesetta di Mesumundu costruita nel periodo bizantino (VII secolo). Se gli orecchini d'oro, le fibbie metalliche ed altri oggetti trovati nell'adiacente area cimiteriale fanno pensare alla presenza di una èlite bizantina, altri elementi rimandano a una soluzione di continuità tra quel periodo e quello giudicale: oltre alle absidi successive a quelle originarie ciò è testimoniato dalla presenza di ceramiche del IX secolo. Anche i ritrovamenti ossei studiati dal professor Kelvin dell'Università di Toronto confermano una lunga frequentazione del sito.

La presenza degli studenti catalani ha mostrato le potenzialità della scuola estiva anche come modello da esportare. La conferma arriva da Giulia Servera, studentessa di Barcellona. «Qui troviamo il miglior modo di apprendere – spiega –. In Catalogna, a differenza di quanto avviene a Granada e Alicante, non ci sono scavi didattici di archeologia medievale. Solo preistorici.

E non esiste Archeologia medievale, solo Storia di quel periodo, basandoci sulle fonti scritte». Oltre agli studenti di Barcellona, e a quelli di Sassari, presenti anche gli studenti delle Università di Valencia, Murcia, Pisa, Firenze e Federico II di Napoli.

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