Al Museo nuova formella con la Vergine

Archeologia: ritrovata una pietra pregiata databile attorno al XIV secolo proveniente dal villaggio medievale di Butule

OZIERI. Un altro pezzo di pregio va ad aggiungersi alla ricca dotazione del Museo Diocesano di Arte Sacra: una formella litica, mattonella in pietra, proveniente dal villaggio di Butule (San Nicola) databile agli inizi XIV secolo, nei giorni scorsi è stata consegnata al segretario del museo Gian Cabriele Cau dalla professoressa Peppina Cocco. Rinvenuta nella casa di famiglia dei Cocco a Monte Janas (alias Butule) tra le pietre di un muro a secco, la formella a basso rilievo, in un calcare gessoso bianco, deriva dalla chiesa di San Nicola di Butule, prossima a quella di Sant’Antonio eremita di cui già si è recuperata, su segnalazione di Cau, una statua lignea oggi in fase di restauro che sarà esposta nel museo.

Un ritrovamento importante, che rappresenta una rarissima testimonianza della presenza nel Nord Sardegna dei retaggi dell’epoca vittorina: ovvero dei tempi, tra il XI e XIV secolo, nei quali la chiesa di San Nicola, parrocchiale del villaggio di Butule (detto anche Guzule) apparteneva con quella di Cagliari al Priorato dei Vittorini (dipendente dall’abbazia di San Vittore di Marsiglia), l’unico presente nel Giudicato di Torres e considerato dallo storico Alberto Boscolo un importantissimo centro per il risveglio spirituale dell’isola nell’Alto Medioevo. «Il pregevole manufatto - spiega Gian Gabriele Cau - rappresenta la Vergine col Bambino e lo scettro tra sant’Antonio da Padova con saio e Bambino (a sinistra) e un terzo santo in abito liturgico, forse lo stesso san Nicola o, meno probabile, san Leonardo. Del primo pare di riconoscere l’attributo del panno con le monete della dote; in alternativa, due anelli della catena del san Leonardo. In questo secondo caso, tuttavia, non convince l’abito, che non sarebbe una dalmatica come certa iconografia lo dipinge. Un valido termine per la datazione - prosegue Cau - è la canonizzazione del sant’Antonio avvenuta appena un anno dopo le morte (1235). L’altro termine potrebbe essere individuato nei primi anni del XV secolo, quando ormai il monastero è in stato di abbandono. Nel 1445, quando il priorato era vacante da tempo e non vi era più a Guzule alcun monaco, il papa Eugenio IV donò le terre dei Vittorini alla mensa di Bisarcio rappresentata in quell’anno da Antonio Canu, che ad Ozieri nel 1437 aveva presieduto un sinodo diocesano nella chiesa di Santa Maria. Ragioni storiche e stilistiche porterebbero quindi ad una datazione compresa tra la fine

del Trecento e i primi del Quattrocento. La formella - conclude Cau - potrebbe in origine essere stata collocata in facciata dell’antica chiesa del villaggio di Guzule, già documentata nel 1135, ma non si esclude l’ipotesi del riconoscimento nello stesso di un modesto arredo di un altare».

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