La dinastia di Sorso che creò la Settimana Enigmistica

Nel volume dello storico Giuseppe Zichi il racconto della famiglia Sisini

SASSARI. Una dinastia di imprenditori attraverso i secoli tra determinazione e genialità, l'intreccio profondo con le vicende dell’isola. È la storia raccontata nel libro “Sisini, imprenditori di Sardegna” di Giuseppe Zichi (Edizioni Fiesta, 367 pagine, 28 euro). Uno studio che ricostruisce, attraverso documenti inediti, il percorso della famiglia, da “prinzipales” a moderni imprenditori, attraverso oculate politiche matrimoniali e ancora prima della legge delle chiudende, che, eliminando le antiche pratiche comunitarie, aveva l’obiettivo di favorire la nascita di una borghesia sarda. Da questi primi passi fino alla meccanizzazione dell'agricoltura, le campagne educative viste come fondamentali per l'affrancamento dalla miseria, fino all'industria dell'intrattenimento con l'invenzione della “Settimana Enigmistica” e la messa a punto di un sistema autarchico per il cinema a colori, la ripresa nel secondo dopoguerra con la prima compagnia aerea italiana per collegare l'isola al continente.

Il giovane storico conferma, attraverso la sua ricerca, che non furono i preconcetti su un popolo barbaro, pigro e nemico della civiltà a rallentarne lo sviluppo, piuttosto la pesante pressione fiscale e la quasi totale assenza di infrastrutture.

I Sisini si affermano anche nel continente come imprenditori moderni ma non dimenticano la terra, non interrompono il legame con la Sardegna. Non sono vittime del provincialismo che vede nel lavoro dei campi e nella “piccola patria sarda” un mondo da cui fuggire verso la civilizzazione e la modernità. Anzi, Francesco Sisini, il patriarca di mezzo, affermato e colto, vedrà sempre nella terra «la migliore cartella di credito» e nei costumi dei sardi un mondo puro da contrapporre ai pericoli della metropoli. Come dice al figlio Giorgio nelle sue frequenti missive-paternali: «La moralità di domani non è quella mia e della Sardegna, tu porti a Milano l'onestà della nostra casa».

Giuseppe Zichi, lei dedica molto spazio al contesto sociale, politico ed economico in cui questa storia, una vera e propria saga, prende le mosse...

«Ho voluto provare a capire, servendomi di una documentazione archivistica completamente inedita, se, ed eventualmente in che misura, gli eventi della storia della Sardegna fossero direttamente legati alla nascita dell'esperienza imprenditoriale dei Sisini. Mi sono così reso conto che si tratta di un caso-studio emblematico che si presta a ricostruire le vicende di un nuovo ceto emergente in un'isola che apriva le porte, seppur lentamente, a importanti cambiamenti nell'ambito della mobilità sociale negli anni che portavano alla fine del feudalesimo».

Dedica il libro a una Sardegna che sa migliorarsi, smentendo, quindi, una certa immagine di conservatorismo?

«Le racconto com'è nata l'idea. Qualche tempo fa mi sono imbattuto nelle riflessioni di un magistrato intransigente Joseph de Maistre, che definiva i sardi privi persino della capacità di migliorarsi. Il suo giudizio è forse il più negativo tra quelli dei visitatori dell'isola nell'Ottocento. D'altronde, lo stesso Lussu attribuiva la mancanza d'iniziativa dei suoi conterranei alla storia nell’isola in cui vivevano. Questo libro dimostra però che anche i sardi hanno saputo osare».

Nel caso dei Sisini?

«È Andrea, il primo imprenditore di famiglia, nei primi decenni dell'Ottocento ad accompagnare la gestione dei fondi rustici a un primo embrione di attività industriale, quello della produzione di tegole, cogliendone l'esigenza in una situazione urbanistica in rapido mutamento.

Diverse saranno le scelte del figlio Francesco, laureatosi in ingegneria al Politecnico di Milano, che dedicherà tutta la sua vita al commercio delle macchine agricole e industriali in un'isola in cui era ancora in uso l'aratro di legno d'epoca romana. I tempi obbligavano oramai a nuove iniziative. La sua azienda si radicherà in tutta la Sardegna, ma per il figlio Giorgio (di spirito eclettico e con tanta voglia di conoscere il mondo) risulterà molto stretta. Ancora una volta, con lui, il “fare” dei Sisini cambia aspetto. Nasce così “La Settimana Enigmistica”. Una meteora, però, per il padre che la considerava un'iniziativa “fondata sulla sabbia”, contrariamente alla sua che aveva basi radicate “sulla roccia”. Ma così non fu».

Al di là delle diverse sensibilità, esiste un filo rosso?

«Sì, la loro "cultura del fare". Una tradizione che ha avuto il coraggio di resettarsi e di cambiare con l'evolversi del processo di modernizzazione del Paese e dei costumi, rivelandosi un'arma spesso vincente. In questa direzione si può leggere anche la comune attenzione per il mondo dell'arte – della quale sono testimonianza i rapporti con Francesco Ciusa, Giuseppe Biasi e Mario Delitala, che disegnerà alcune pubblicità di Francesco Sisini – e della musica».

La genesi de "La Settimana Enigmistica" sembra presa dalle pagine di un romanzo...

«“La Settimana Enigmistica” nasce, è vero, in maniera quasi rocambolesca. A Milano in un piccolissimo appartamento preso in affitto da Giorgio Sisini e Idell Breitenfeld, sua futura moglie. Il ricco materiale archivistico ha permesso di ricostruire questa storia contrassegnata anche dalla disapprovazione di Francesco Sisini per aver il figlio abbandonato l'azienda di famiglia».

C’è un'evoluzione nella vita imprenditoriale di Giorgio Sisini?

«Durante gli ultimi anni del fascismo, Giorgio si farà coinvolgere in un progetto cinematografico per la produzione di film a colori secondo il sistema ideato dall'ingegner Gualtiero Gualtierotti. Altre imprese nasceranno all'indomani della Liberazione, come l'Airone: la prima compagnia aerea italiana, nata in Sardegna. E Giorgio vi prenderà parte. La sua attività, diverrà, col passare del tempo, sempre più ampia e i suoi interessi editoriali lo porteranno anche a dar vita a un'azienda cartaria, a un moderno stabilimento rotocalcografico e a una casa editrice».

Una lunga storia, ma anche un insegnamento per l'oggi?

«Diverse sono le crisi che si snodano nell'arco di tempo preso in considerazione in questo libro. L'ultima, forse la più grave, è stata quella che si è sviluppata anche in Sardegna all’indomani del 1929. Dalla campagna si estende all'industria, che deve affrontare una nuova situazione caratterizzata da riduzione di consumi e minor domanda estera. La crisi durerà diversi anni e coinvolgerà nell'isola la gran parte

delle aziende, compresa quella di Francesco Sisini. È la dimostrazione di come anche la “roccia” si possa trasformare in “sabbia”. Ma, in quegli stessi anni, la nascita della “Settimana Enigmistica” e i suoi primi passi, provano come possano essere proprio le nuove idee a vincere la crisi».

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