La “fusione perfetta” del 1847 aprì una nuova era per l’isola

Sabato ricorre l’anniversario della firma da parte di Carlo Alberto del decreto con le concessioni rivendicate dai delegati di Sassari e di Cagliari

Memoria per memoria, proviamo a ricordare un anniversario che cade dopodomani, sabato. Il richiamo è a un anno abbastanza lontano, il 1847. In quel giorno Carlo Alberto firmò il decreto di quella che si sarebbe chiamata la “fusione perfetta”. Come si sa, quando la Sardegna era passata, nel 1720, sotto il dominio di Casa Savoia, l'atto di cessione prevedeva che i sardi avrebbero conservato una specie di autonomia, nel senso che avrebbero continuato a godere di privilegi, usi e consuetudini di cui avevano usufruito sotto il dominio spagnolo. Ma quando, alla vigilia del 1848, si prospettò prima una “lega doganale” che unificavail sistema del commercio fra Piemonte, Toscana e Stato pontificio, e poi, a fine ottobre 1847, Carlo Alberto approvò una serie di riforme del sistema politico-istituzionale dello Stato sabaudo, quel moto, animato soprattutto dagli studenti universitari a Cagliari e a Sassari (ma al quale erano interessati numerosi ceti, da quello degli impiegati e dei professionisti a quello dei commercianti, che pensavano di esercitare lo scambio di merci con la Terraferma senza essere strangolati dai pesanti dazi di passaggio) divenne così forte che da Cagliari e da Sassari si inviarono al re, che in quel momento era a Genova, delle delegazioni con il preciso incarico di portargli queste richieste e ottenerne l'assenso.

I tre delegati scelti da Sassari (anche Cagliari ne aveva tre) furono il conte d'Ittiri Antonio Ledà, il prof. Francesco Cossu, che insegnava nella scuola che sarebbe diventata di lì a pochi anni il Liceo Ginnasio "Azuni", e il cavalier Michelino Delitala, che aveva introdotto nel suo stabilimento oleario nuovi torchi in ferro fuso. Quando partirono da Sassari per imbarcarsi a Porto Torres, il 16 novembre, furono accompagnati lungo tutto il Corso sino a Campo di Carra, che sarebbe oggi Porta Sant'Antonio, dove presero congedo dai concittadini entusiasti, e molta gente andò in Cattedrale a pregare per la riuscita della loro missione. Il 5 dicembre arrivava a Sassari una lettera del conte d'Ittiri che portava il testo, manoscritto, delle concessioni

fatte dal re. Veramente per la Sardegna cominciava quel giorno un'era nuova: anche se le cose non sarebbero andate come ottimisticamente ci si aspettava e già a gennaio Cagliari era attraversata da tumultuose manifestazioni di quegli stessi studenti che avevano animato il moto per la “fusione”.

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