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Il Gesù della Brigata nasce in mezzo al fango

I militari della Sassari hanno voluto rendere omaggio alle vittime dell’alluvione Il presepe è stato allestito nel cortile della caserma Gonzaga fuori dalla capanna

SASSARI. La Natività, in questo presepe 2013 allestito nel suggestivo spazio esterno della caserma Gonzaga, sta fuori dalla capanna. Non ha un tetto sotto cui ripararsi, preferisce la provvisorietà. Così i militari della Brigata Sassari hanno voluto partecipare al dolore di tutte quelle persone che nell’alluvione dello scorso novembre hanno perso i propri cari e anche le case. Giuseppe, Maria e Gesu bambino stanno sotto una tenda e intorno a loro ci sono i simboli del dramma che ha colpito l’isola: un casco sporco di fango, a rappresentare il duro lavoro dei volontari che erano lì per aiutare la gente, c’è il numero 17, scolpito sopra: sono le vittime del ciclone. E poi i cartelli stradali, anche questi macchiati di fango, divelti dalla furia dell’acqua. «L’inferno di cui noi parliamo – ha detto il cappellano militare padre Mariano Asunis – è davvero soltanto quello dell’aldilà? Siamo sicuri che non sia anche qui, creato da di chi persegue interessi propri e favoritismi?». Sono parole di condanna, quelle di padre Asunis: «Il presepe di quest’anno vuole trasmettere un importante messaggio di unità. Quest’anno, più che mai, dobbiamo camminare insieme». E “Forza paris”, l’urlo dei sassarini, diventa una preghiera collettiva. Proprio perché solo stando uniti si possono vincere le battaglie della vita. Parla poi della Brigata Sassari: «I nostri soldati sono stati chiamati a compiere un lavoro importante, il loro sostegno alle popolazioni colpite dall’alluvione è stato notevole». Proprio come veri angeli. E ricorre ancora una volta alla metafora: «Occorre eliminare un po’ di fango che non tanto la natura ha portato, quanto gli stessi uomini». Sono parole che arrivano dritte al cuore, che impongono un esame di coscienza e una riflessione in un momento così complicato per la nostra terra che lentamente cerca di risollevarsi.

Intanto, a poco più di un mese dall’alluvione, la Brigata Sassari traccia il bilancio: sono stati più di 14 mila i chilometri percorsi dai mezzi dei militari della Sassari nei giorni dell'alluvione, per un totale di 1050 ore a bordo delle macchine movimento terra. Seimila quintali tra cibo, coperte, beni di prima necessità sono stati trasportati tra i vari centri di raccolta o distribuiti porta a porta. Sono

500 i pasti caldi consegnati alla popolazione. Ma i militari hanno anche rimosso rifiuti e detriti sparsi per la città di Olbia: ne sono stati conferiti in discarica 4800 metri cubi. Sono stati poi svuotati dall’acqua (circa seimila metri cubi) diversi magazzini, cantine, depositi e scuole.

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