Lotta agli ecomostri: tanti comitati, un’unica rivolta

La battaglia contro il termodinamico avviata a Cossoine Emblema di una nuova presa di coscienza sulle rinnovabili

COSSOINE. Per qualcuno, il fiorire di comitati che ormai punteggia ogni angolo della Sardegna, non è altro che una manifestazione del cosiddetto “Nimby” (“Not in my back yard” - “Non nel mio cortile”), una opposizione acritica a qualunque ipotesi di intervento che modifichi lo stato delle cose presenti. Per i più, invece, si tratta della più alta espressione di coscienza civica manifestata dai sardi negli ultimi tempi: per la difesa del proprio territorio, delle storie, delle tradizioni, delle economie che in esso sono racchiuse. Né si spiegherebbero diversamente la passione, la convinzione, la determinazione con cui da Cossoine a Narbolia, da Porto Torres a Guspini, da Arborea a Villaputzu, le popolazioni scendono in campo contro quella che dai più viene percepita come una aggressione selvaggia e incontrollata ai territori, mossa esclusivamente da interessi speculativi che nulla restituiscono, se non devastazione e rovina perenne a quegli stessi territori. E’ lungo l’elenco dei comitati sorti spontaneamente in tutta l’isola, tutti intimamente convinti dell’importanza delle energie rinnovabili, ma allo stesso tempo tutti contrari al termodinamico e all’eolico, ai biogas e al fotovoltaico, alle trivelle e ai campi da golf, che consumano i migliori suoli agricoli della Sardegna.

Uno dei primi a costituirsi nella seconda metà del 2012 è stato il “Comitato per il no al termodinamico nella piana di Su Padru” di Cossoine, che ha condotto una intensa battaglia sfociata in un referendum in cui il 90% della popolazione si è schierata contro il progetto che interesserebbe 160 ettari di terreno agricolo. Sempre nel campo del termodinamico, a Guspini, si è costituito il “Comitato No megacentrale”, contro un impianto da 50 MWe, che occuperebbe una superficie di 211 ha. A Gonnosfanadiga, il comitato “Terra che ci appartiene”, a Vallermosa è attivo “Sa Nuxedda free”, che si oppone alla costruzione di una centrale termodinamica che violerebbe la vocazione agricola del territorio. Contro quegli interventi si sono anche dichiarate le amministrazioni comunali e le associazioni ambientaliste.

Sul versante del fotovoltaico, in particolare delle serre, uno dei comitati storici è quello “S’Arrieddu” di Narbolia, da tempo opposto in una lunga guerra contro le 1.614 serre fotovoltaiche che occupano un’area di 640.000 metri quadrati della società Enervitabio Santa Reparata. Ad Arborea, il comitato “No al progetto Eleonora” si oppone al progetto della Saras di realizzare trivellazioni per la ricerca di idrocarburi in un’area ritenuta di grande interesse naturalistico, lo stagno S’ena Rubia; a Macomer, il comitato “Non bruciamoci il futuro”, si oppone all’accensione di un altro forno nel termovalorizzatore di Tossilo. A Sassari, Alghero, Porto Torres, operano i comitati “No chimica verde” e “Nurra dentro – riprendiamoci l’agro”, contro il progetto Matrìca; a Cagliari, il collettivo “Carraxu”, che da tempo si batte contro “l’inganno verde”. A Carbonia, c’è “No eolico Monte Sirai”, che si oppone alla costruzione di un impianto eolico con 14 torri alte centro metri da installare alle pendici di Monte Sirai; a Bosa, “Salviamo Tentizzos”, contro la realizzazione di un complesso golfistico-residenziale-alberghiero sulla costa Bosa-Alghero. A Villaputzu, il comitato “Su Giassu”, che collabora

con la storica associazione “Gettiamo le Basi” del salto di Quirra. E poi ancora, “No Galsi”, “No Radar”, “Aiea contro l’amianto”, attivi a livello regionale. E’ solo una rassegna, largamente incompleta, della presa di coscienza a difesa dei territori, che ormai interessa tutta la Sardegna.

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